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Millennial

Assamil, la comunità millennial di Rimini

Nel 2014 sei ragazzi hanno scelto di andare ad abitare insieme perché convinti che il senso della vita risieda nella condivisione e nella qualità delle relazioni.

Denise, 24 anni, studia naturopatia e shiatsu e sta per diventare madre. Francesco, 26 anni, è un artista youtuber. Gabriele, 27 anni, è un ingegnere che si prepara a costruire città. Stefano, 26 anni, è sociologo. Davide, 23 anni, è il manager di un ristorante e punta a creare un’impresa etica. Fabrizio, 25 anni, è pranoterapeuta e frequenta la facoltà di Sociologia. Denise, Francesco, Gabriele, Stefano, Davide e Fabrizio vivono tutti nella stessa casa a Rimini, vicino a un grande parco. Ma non sono semplici coinquilini: nel 2014 hanno dato vita ad Assamiluna piccola comunità con un sogno condiviso. «Volevamo un contenitore dove crescere insieme. Un contesto come il nostro permette di confrontarsi e di conoscersi nel profondo, usando gli altri come specchio per riflettere aspetti di noi stessi che altrimenti non riusciremmo a vedere», spiega Fabrizio.

Nonostante siano molto diversi dagli hippy degli anni ’60 e ’70, per i quali la convivenza di gruppo significava rompere le regole della società patriarcale e vivere liberamente le relazioni e la sessualità, i sei ragazzi avvertono diversi motivi per recuperare quell’utopia provocatoria e rivoluzionaria. «Oggi molti si chiedono che senso abbia la propria vita, il proprio lavoro, e non riescono a trovare una ragione per svegliarsi la mattina. Costruire una comunità significa creare il proprio ecosistema, scegliendo consapevolmente l’ambiente che lo racchiude. Alcuni coetanei prendono questa strada perché percepiscono le contraddizioni che pervadono la società: per reazione desiderano recuperare un’armonia, un equilibrio con sé stessi e con gli altri», continua Fabrizio. La decisione di dividere lo stesso tetto può essere dettata anche da aspetti economici ed ecologici, perché implica la divisione delle spese e può favorire l’adozione di soluzioni sostenibili dal punto di vista energetico e architettonico. 

In casa Assamil si pranza quasi sempre tutti insieme e, nel corso della giornata, si ritagliano più momenti in compagnia. Si guardano film – anche se non c’è il televisore – s’invitano amici, si dipingono quadri a più mani che poi si appendono alle pareti. «Condividere un sogno con altri e avere una direzione unica come una famiglia è straordinario. Ma coltivare quotidianamente le relazioni non è facile: non siamo più abituati a stare con gli altri, si deve investire molta energia, curare la qualità dei rapporti e prestare attenzione alla comunicazione». 

Quest’estate Assamil ha organizzato una serie di aperitivi, pubblicizzati sui social, che prevedevano momenti di svago e interazione: «Grazie a questi eventi, molti giovani della nostra età hanno iniziato a frequentarci. Abbiamo giocato e scherzato, ma dedicato anche tempo all’incontro, all’ascolto, all’introspezione. Spesso ci siamo messi in cerchio a parlare e, anche da queste semplici occasioni di aggregazione, i partecipanti sono usciti felici e rinnovati».

Da poco il nucleo riminese, che fa parte della federazione di comunità chiamata Damanhur che conta centinaia di uomini e donne,è diventato un’associazione per promuovere e portare avanti attività come viaggi, corsi e conferenze. Ma la massima ambizione è quella di «dar vita, nei prossimi 10 anni, a una comunità di 350 individui, sempre nell’area di Rimini. Nel 2020 vorremmo spostarci e creare la capitale, ossia una casa che possa accogliere 15 persone e che abbia anche un terreno». 

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