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Ecosostenibilità

Dieta e CO2: quello che vorresti sapere

Chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti e scegliere macchine
elettriche non è il modo più efficace per salvare il pianeta. Un recente studio dell’Università di Oxford spiega come cambiando una semplice
abitudine quotidiana si può fare la differenza: grazie all’alimentazione.

Dal caso Thunberg all’Artico in fiamme, quest’anno è stato il palcoscenico per la svolta ambientalista. I giovani non hanno mai temuto così tanto per il loro futuro e finalmente tutti percepiscono i cambiamenti climatici. 

Dal riscaldamento accesso in pieno Maggio in centro a Milano, agli alluvioni delle ultime settimane che hanno sfollato più di un milione di abitanti in India. Questi sconvolgimenti ambientali non sono uno scherzo della natura ma gli effetti del surriscaldamento. 

Le forze politiche procedono con assoluta lentezza per arrestare l’avanzamento verso quei pericolosissimi +2°C, mentre altri affermano che il ‘global warming’ non esiste.E noi, semplici essere umani, possiamo fare qualcosa di utile e immediato per contrastare tutto questo? Sì, ed è semplice come bere un bicchier d’acqua, o mangiare una mela. In uno studio sull’Impatto dell’Industria alimentaresi è stimato che l’intero sistema dell’alimentazione abbia un’incidenza di un quarto sulle emissioni totali di gas serra. Ogni giorno vengono spazzati via boschi per creare allevamenti, ciò rilascia nell’atmosfera enormi quantità di carbonio che riscaldano il pianeta. Quando mucche, capre e pecore digeriscono, ruttano metano: un gas potente ottanta volte di più  della CO2. Anche il letame e le risaie sono grandi produttori di metano. Oltre a questo, i combustibili fossili usati nell’utilizzo di macchinari per l’agricoltura, per la produzione di fertilizzanti e il trasporto degli alimenti in tutto il mondo, è causa ulteriori emissioni.

Abolire o diminuire, per i meno radicali carne e prodotti lattiero-caseari è il modo più efficace per diminuire l’impatto ambientale globale, secondo recenti studi scientifici. Gli alimenti di origine animale causano oltre la metà dell’inquinamento derivante dall’industria alimentare e forniscono meno del 20% dell’energia totale che assumiamo tramite cibo e bevande. Nello stesso studio dell’Università di Oxford è convenuto che manzo e agnello sono i due alimenti che causano i maggiori danni all’ambiente.

Dobbiamo, quindi, mangiare tutti vegano?

In un’ottica di riduzione delle emissioni, la dieta vegana è quella a più basso impatto ambientale ma se più che la carne, si abusa di aerei o di un sistema datato di fornitura elettrica, è meglio concentrarsi su questi ultimi. Se tutti i grandi mangiatori di carne rossa scegliessero invece carni meno inquinanti come pollo o maiale potrebbero diminuire le proprie emissioni di un terzo. Se poi si eliminassero anche i latticini o almeno quelli che necessitano un largo utilizzo di acqua, l’impronta ecologica individuale migliorerebbe ancora. Ci sono formaggi come il cheddar o la mozzarella che inquinano più di pollo e maiale. 

Perché per produrre mezzo chilo di questi prodotti, occorrono circa cinque litri di latte che per essere ottenuti necessitano degli animali, del terreno sul quale vivranno, di cibo e di tantissima acqua: decisamente poco sostenibile. Le alternative vegetali richiedono un uso del suolo di un decimo rispetto al latte vaccino e possono ridurre fino ad un terzo le emissioni.Per chi non è pronto a diventare vegano ci sono degli adattamenti alla dieta che possono essere adottati per diventare più eco-friendly.

Dieta vegetariana: no carne, pollo e pesce ma sì a uova e latticini. Questa routine è facile da seguire, anche al ristorante.

L’alimentazione pescetariana integra frutti di mare alla dieta vegetariana, un buon compromesso per assumere le proteine durante i pasti.            

E la carne?

Per continuare a mantenere la carne nell’alimentazione quotidiana è meglio ridurre quella rossa a una porzione a settimana, rimpiazzando il resto con pollo, maiale, pesce e proteine vegetali legumi, fagioli, cereali e noci. Questo sistema è più flessibile ma richiede una maggiore pianificazione e controllo di quello che si mangia.              

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