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Cinema

Le opere più attese della 76esima Mostra del Cinema di Venezia

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia festeggia settantasei anni e lo fa continuando a mantener fede a se stessa, riuscendo a unire sperimentazione e gusti del grande pubblico.

Dal 28 agosto al 7 settembre sono tante le stars che stanno calcando il tappeto rosso. Per restituirvi la portata ve ne citiamo giusto qualcuna: Meryl Streep, Juliette Binoche, Penelope Cruz, Donald Sutherland, Brad Pitt, Gary Oldman, Tommy Lee Jones, Catherine Deneuve, Mick Jagger, Johnny Depp, Jude Law, Gael García Bernal, Antonio Banderas, John Malcovich. Senza dimenticare quelle nostrane come Massimiliano Gallo, Adriano Giannini, Valeria Golino, Luca Marinelli, Silvio Orlando, Micaela Ramazzotti, Claudio Santamaria, Alessandro Gassmann e Toni Servillo (se teniamo conto anche della rassegna autonoma delle Giornate degli autori) e Alessandra Mastronardi (madrina delle serate di apertura e chiusura). 

Ci si interroga spesso su quale direzione prenderà la Settima Arte, kermesse di questa portata offrono degli spunti di riflessione proprio a partire dalla selezione compiuta. Scopriamo insieme quali sono i titoli più attesi. Nel Concorso principale spiccano “Ad Astradi James Graycon un cast stellare (Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Ruth Negga, Liv Tyler, Donald Sutherland) e “Joker” di Todd Philips. Quest’ultimo è lo spin-off del filone di Batman, si potrebbe definire «un grande film sulle contraddizioni delle metropoli contemporanee con Joaquin Phoenix al meglio delle sue possibilità», ha dichiarato il direttore artistico Alberto Barbera annunciandolo in conferenza stampa. Innegabilmente c’è sempre molta curiosità nei confronti degli italiani, rappresentati quest’anno da Mario Martone (“Il sindaco del rione sanità” con Francesco Di Leva nei panni di Antonio Barracano), Franco Maresco (prosegue l’indagine antropologica ne “La mafia non è più quella di una volta”) e Pietro Marcello (“Martin Eden” dall’omonimo romanzo di Jack London, ma completamente rivisto, giocando anche con la cronologia).

Una signora, pluripremiata con l’Oscar, è la protagonista di “The Laundromat”diretto da Steven Soderbergh, che tratta l’annoso tasto dell’evasione fiscale e delle tangenti. Ad affiancarla Gary Oldman, Antonio Banderas, Jeffrey Wright, Matthias Schoenaerts, James Cromwell, Sharon Stone. Rientra nel campo della denuncia “J’accuse”di Roman Polanski. «Il film è basato sull’affaire Dreyfus, argomento cui penso da molti anni. In questo scandalo di vaste proporzioni, forse il più clamoroso del diciannovesimo secolo, si intrecciano l’errore giudiziario, il fallimento della giustizia e l’antisemitismo. Il caso Dreyfus divise la Francia per dodici anni, causando una vera e propria sollevazione in tutto il mondo, e rimane ancora oggi un simbolo dell’iniquità di cui sono capaci le autorità politiche, nel nome degli interessi nazionali», ha spiegato il cineasta polacco naturalizzato francese.

«Mi sembra giusto che Venezia offra una ribalta per le produzioni italiane e in particolare per Sky, che, con grande investimento economico e di qualità, manifesta la volontà di realizzare dei prodotti capaci di stare al passo, misurandosi da pari a pari con i progetti esteri». Con queste parole Barbera ha avvalorato la decisione di presentare Fuori Concorso “The New Pope” di Paolo Sorrentino (episodi 2 e 7) e “Zerozerozero”di Stefano Sollima (i primi due episodi).

A proposito di impatto su larga scala ipotizziamo che saranno molto seguite le proiezioni di “Chiara Ferragni – Unposted” (della sezione Sconfini). «La rivoluzione digitale sta cambiando il modo in cui comunichiamo e i rapporti tra le persone. Le piattaforme social hanno stravolto il mondo del lavoro, del business e dell’economia: un fenomeno globale che ha ristabilito regole e abbattuto barriere. Chiara Ferragni è stata una pioniera di questo mutamento […] Il film ricerca il segreto del suo successo rapido e dirompente, con uno sguardo che non vuole essere giudicante, quanto piuttosto indagatore», ha svelato la regista Elisa Amoruso in merito alla chiave del doc.

Il bello di un festival con questa storia e di tale qualità sta nella pluralità di linguaggi e sguardi che offre per cui non resta che constatare, attraverso queste visioni, dove il Cinema stia andando.

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