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IL MURETTO DI ALASSIO RACCONTATO DA PAOLO, CLASSE ‘44: “NON ERA SOLO UN MURO, ERA UN PEZZO DI VITA”

La storia del simbolo più amato di Alassio attraverso i ricordi di chi l’ha visto crescere tra artisti, estati indimenticabili e firme diventate leggenda.

Ci sono luoghi che non sono fatti solo di pietre, cemento o piastrelle. Ci sono luoghi che diventano memoria. Ad Alassio, uno di questi è senza dubbio il celebre Muretto. E per raccontarlo abbiamo ascoltato la voce di Paolo, 82 anni, uno di quelli che Alassio l’ha vista cambiare stagione dopo stagione.

“Sapete qual è la differenza tra oggi e allora?” racconta Paolo mentre guarda il muro. “Oggi tutti arrivano con il telefono in mano per fare una foto. Una volta invece ci si fermava per guardare davvero.”

Paolo sorride e continua.

“Quando ero ragazzo il Muretto non era ancora quello che conoscete oggi. Era un muro semplice, quasi anonimo. Nessuno avrebbe immaginato che sarebbe diventato uno dei simboli più famosi d’Italia.”

La sua storia nasce nei primi anni Cinquanta quando il pittore e proprietario del Caffè Roma, Mario Berrino, insieme allo scrittore Ernest Hemingway, ebbe un’idea semplice ma geniale: trasformare quel muro spoglio in un luogo capace di raccogliere dediche, firme e ricordi di personaggi famosi. La prima piastrella posata fu proprio quella di Hemingway. Da quel momento iniziò qualcosa di speciale.  

“Ricordo ancora l’entusiasmo di quegli anni” continua Paolo. “La gente si fermava, guardava, commentava. Ogni nuova piastrella era una sorpresa. Era come aspettare un nuovo capitolo di una storia.”

Con il tempo il Muretto è cresciuto fino a ospitare centinaia di firme di artisti, attori, cantanti, sportivi e personaggi famosi arrivati ad Alassio da tutto il mondo. È diventato un simbolo della città, quasi una passeggiata nella memoria collettiva.  

Ma Paolo ci tiene a precisare una cosa.

“Per noi non era importante il nome famoso. Era importante quello che rappresentava. Quel muro parlava di incontri, amicizie, estati passate a ridere fino a tardi. Raccontava la vita.”

E forse è proprio questo il segreto del Muretto di Alassio: non essere soltanto un monumento, ma una raccolta di emozioni lasciate lì nel tempo.

Paolo guarda ancora il muro e sorride.

“Le piastrelle sono tante ormai. Ma se ascolti bene, ognuna ha qualcosa da raccontare.”

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