Ecosostenibilità

8 GIUGNO: WORLD OCEANS DAY

Una ricorrenza che si celebra dal 1992.

La giornata mondiale degli oceani è una ricorrenza che merita di essere ricordata, cade, infatti, l’8 giugno ed è stata riconosciuta ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 2008 per sensibilizzare le popolazioni sul ruolo essenziale che gli oceani ricoprono per la vita del pianeta.

Gli ecosistemi marini

L’oceano ospita fino a 10 milioni di specie marine, rappresenta un importante serbatoio di carbonio a lungo termine e agisce da regolatore climatico.

Non possiamo dimenticare che circa 39 milioni di persone nel mondo sono direttamente impiegate nella pesca e più di 3 miliardi di persone dipendono dal pesce come fonte primaria di proteine.

I nostri ecosistemi marini sono però sottoposti ad un’enorme pressione in quanto oltre un terzo degli stock ittici mondiali viene pescato a livelli insostenibili e i cambiamenti climatici stanno determinando modifiche senza precedenti nella biodiversità marina.

Le preoccupazioni dei consumatori

Secondo una ricerca effettuata attraverso interviste ai fruitori di prodotti ittici è risultata tutta la loro preoccupazione  sullo stato degli oceani, con percentuali che vanno dal 97% in Portogallo, all’84% in Cina, fino al 93% dell’Italia.

La maggior parte dei consumatori intervistati ritiene che le proprie scelte possano fare una differenza positiva e che si debba consumare solo pesce proveniente da fonte sostenibile, proprio per orientare il mercato verso approvvigionamenti più responsabili.

L’identikit del consumatore responsabile

Gli italiani sono pienamente consapevoli dell’importanza degli oceani per la salute futura del pianeta e quasi tutti sono preoccupati per il loro stato di salute. Sono invece divisi sugli scenari futuri: la maggior parte, oltre il 50%, è ottimista e crede che i danni causati dall’uomo siano risolvibili entro i prossimi vent’anni, mentre gli altri hanno una visione più pessimista e temono che nell’arco di vent’anni non potranno più consumare la propria specie di pesce preferita a causa dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici e della pesca eccessiva che depaupera le popolazioni ittiche.

Si tratta di problematiche fortemente interconnesse e che rendono più complessa la loro risoluzione, la quale, però, non è impossibile: uno studio pubblicato dalla rivista Nature ha stabilito che se verranno messe in campo adeguate misure contro cambiamenti climatici, pesca eccessiva ed inquinamento, gli oceani potranno ancora tornare in salute.

Semplici soluzioni

Le preoccupazioni di molti hanno consentito di porre in essere azioni concrete: negli ultimi due anni è aumentata in maniera esponenziale la scelta di prodotti imballati senza plastica, molti consumatori, a loro volta hanno sensibilizzato la loro cerchia di conoscenze sui problemi degli oceani e hanno scelto pesce pescato in modo sostenibile.

Secondo Francesca Oppia, program  director di MSC (Marine Stewardship Council) in Italia “la preoccupazione per il futuro degli oceani è molto alta, ma il lato favorevole è che le persone riconoscono l’importanza del proprio ruolo nel promuovere un cambiamento in positivo. Dobbiamo agire immediatamente per salvaguardare la biodiversità degli oceani, le risorse alimentari e i mezzi di sussistenza che da essi dipendono. Con le loro scelte i consumatori possono orientare il mercato in modo da premiare coloro che pescano in modo sostenibile, ma la portata della sfida è enorme: governi, aziende e consumatori devono agire insieme affinchè la pesca in tutto il mondo sia gestita in modo sostenibile”.

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