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IL CONFLITTO, TRA TEST BALISTICI A CAMPI MINATI

Il Cremlino sfoggia le nuove armi. Sul territorio cresce il pericolo dei residui inesplosi

di Matteo Migliavacca

Nell’odierno conflitto russo-ucraino, come accaduto già in operazioni passate, l’apparato militare della Federazione Russa mette alla prova, e mostra al mondo, le ultime novità del proprio arsenale, impiegandole direttamente sul campo. Qualche esempio?


È lo stesso Cremlino a dichiarare di aver utilizzato, tra il 18 e il 19 marzo scorso, i nuovi missili ipersonici Kinzhal sul territorio ucraino, armi in grado di eludere i sistemi difensivi grazie a manovre pilotate. Queste testate si aggiungono ai già implementati missili da crociera Kalibr, le cui virate improvvise erano state testate da Mosca tra il 2015 e il 2018, in quel caso durante la guerra civile in Siria.


A ciò si aggiunga quanto più volte riportato da Kiev, che ha dichiarato a più riprese di aver subito attacchi nell’Est del proprio territorio con bombe cluster, ordigni che una volta colpito l’obiettivo rilasciano altri ordigni più piccoli, in genere altre munizioni o anche mine antiuomo.


È insomma indubbio quanto quattro mesi di guerra, oltre a provocare una quotidiana distruzione dei territori dove tuttora divampano gli scontri, costituiscano ogni giorno di più il radicamento di un pericolo che si perpetrerà nel lungo periodo, almeno per i civili che abitano le aree maggiormente cosparse di residui inesplosi. In questo senso, già da diverse settimane s’ipotizzano tragici conti: una volta deposte le armi, i costi per individuare e rimuovere l’inesploso sono stimati tra 300 e 1000 dollari per ogni mina.

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