Musica

La musica del passato vista dai Millenials

Perché i giovani preferiscono la musica dei decenni passati? Lo spiega la scienza, con il contributo della tecnologia digitale

I discorsi sulla musica rappresentano una delle più rigide e sottovalutate diatribe che la storia umana abbia conosciuto. Certamente non hanno prodotto morte e sofferenza come nel caso delle guerre e delle persecuzioni, ma si sono rivelate un terreno di scontro ciclico e conseguente alle trasformazioni sociali e politiche. 

Al secolo di Bach, quella strana polifonia, capace di viaggiare su più metriche e intonare più voci simultaneamente, fu interpretata come pericolosa da coloro che cercavano di preservare la sacralità della monodia. A cavallo tra 700 e 800, la questione etica riguardò il classicismo mozartiano e quello pre-romantico di Beethoven, che si protrasse fino alla visionarietà di Schumann. È il 900 però che segna lo spartiacque definitivo tra musica colta e popolare, tra ricerca e tradizione. Neorealismo e romanticismo devono fare i conti con il surrealismo e le avanguardie. Il XX secolo, con il suo mito della velocità e del razionalismo estetico, ha bisogno di linguaggi più immediati e interscambiabili: le varie avanguardie sembrano fare al caso loro; la dodecafonia e il futurismo musicale, con il loro spirito seriale e provocatorio sul linguaggio, hanno determinato quello sconvolgimento emotivo e sensoriale, necessario ad aprire un varco fra la musica “colta” e quella “popolare”.

(da pixhere)

Modae volant, rock manet

Un dato abbastanza comune alle varie epoche è la malinconia del passato: un tempo si faceva musica migliore è il mantra comune a tutte le generazioni. C’è il legame con uno stile o un modo di essere che ha fatto storia, ma quello che più sorprende è che questo fenomeno non riguarda più solo i nostalgici. Quando si parla della “contrapposizione” Beatles/Rolling Stones, Hendrix/Clapton, è molto frequente trovare giovanissimi che tengono alta la loro bandiera identitaria. Il medesimo paragone può essere fatto a proposito di un periodo molto più vicino come gli anni ’90, quando si accende quell’ultima fiamma di anarchia dissacratoria e intimista, cui una certa strategia di marketing musicale ha attribuito il nome di Grunge.

La musica del passato è più diffusa anche tra i giovani

Non a caso può essere definita ultima, poiché il XXI secolo non finora prodotto risultati particolarmente sconvolgenti nel panorama della popular music; una considerazione che riguarda non solo i puristi del rock anni ’70, ma anche la generazione nata negli anni 2000. Questo dato parte proprio da uno studio della New York Universitye resa nota da New Musical Express, secondo il quale esisterebbero prove scientifiche sulla percezione e la ricerca della musica migliore. Lo studio ha individuato un campione di 630 individui, tutti nati dopo il 2000. A questi ragazzi è stato chiesto di riconoscere una serie di brani celebri, di differenti generi e selezionati a caso tra i primi posti nelle classifiche Billboarddegli ultimi 76 anni. Partendo da un periodo storico molto lungo, corrispondente alla nascita della musica rock e pop, gli ultimi 50 anni corrispondono al periodo nel quale è stata prodotta la musica più conosciuta fra i ragazzi del nuovo millennio. Tra i brani più popolari fra i giovani, vi sono dei classici molto diversi fra loro: When A Man Loves A Woman diPercy Sledgema anche The Tide Is High dei Blondiee addiritturaBaby Come Back dei Player.

(da flickr)

Perché i giovani ascoltano la musica del passato? È anche merito delle nuove tecnologie

La ricerca e in qualche modo il rifugio all’interno della musica del passato rappresentano modelli che, quindi, si tramandano di generazione in generazione. Molti asseriscono che esso sia legato a quel senso d’instabilità e insicurezza generalizzata nella società del consumo veloce e conformista. Eppure anche in questo caso è la tecnologia a favorirne il consumo stesso; in particolare i grandi contenitori di musica come Spotify, Deezere anche Youtube. La selezione automatica che tali piattaforme operano, in base alla tipologia di ascolti quotidiani per ogni utente, può in parte spiegarne il fenomeno. È possibile affermare che nella cosiddetta musica del passato, vi sia uno spirito pionieristico e costantemente esploratore, poiché l’idea era di mettere in scena la stessa idea, senza filtri e senza stilemi necessari al consumo musicale. È anche vero che le canzoni dovevano avere un durata per essere passate nelle radio, ma sono gli stessi anni in cui una suiteda 5.56 minuti come Bohemian Rhapsodyè riuscita a vendere più di un milione di copie e restare in classifica per nove settimane.

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