Arte

Quando la tecnologia conserva il patrimonio culturale

Conservare il patrimonio culturale è un impegno civile perché la storia non può essere distrutta, è una ricchezza da valorizzare a beneficio della collettività.

Ed è proprio con questa filosofia di pensiero che la società 4ward360 ha studiato i suoi formulati nano tecnologici dedicati alla conservazione delle superfici materiche, in special modo nella conservazione dei beni culturali del patrimonio mondiale esistente. «Grazie ai nostri laboratori di ricerca, abbiamo studiato e creato dei nano materiali idonei – spiega Sabrina Zuccalà. amministratore unico della società 4ward360 – per ogni tipologia di superficie; questo significa che, grazie alla conservazione o meglio alla “stabilizzazione” dei materiali, riusciamo a fermare il tempo della superficie trattata. Proteggere la materia significa: bloccare il deterioramento, mantenere la pulizia di superficie, eliminare la possibilità la formazioni di muffe, rendere i monumenti antigraffiti». 

L’Italia ha un ingente patrimonio culturale da conservare e da valorizzare per tramandarlo alle nuove generazioni. Sono diversi gli interventi da realizzare nell’immediato proprio per prevenire spiacevoli situazioni di degrado, le quali possono distruggere definitivamente una preziosa testimonianza storica.

«Gli interventi più urgenti da realizzare – commenta Sabrina Zuccalà – sono sulle pavimentazioni di grandi cattedrali da conservare dal calpestio e dal consumo dello sfregamento, pensiamo al marmo della cattedrale di Malta, una pavimentazione di unica bellezza storica e culturale, composta da marmi pregiati. Pensiamo alla Cà d’oro di Venezia, dove saremo impegnati nei prossimi giorni per effettuare delle valutazioni per la conservazione, oppure ancora semplicemente il Duomo di Milano che andrebbe tutelato dagli agenti atmosferici, aggressioni dalle piogge acide, dagli escrementi dei piccioni e da tanto altro».

È una tecnologia che può essere esportata in qualsiasi nazione per conservare diverse realtà storiche di un determinato Paese. Sono diversi gli Stati che stanno conoscendo questo nuovo metodo e intendono usarlo per conservare il loro patrimonio culturale. 

«Lavoriamo in tutto il mondo; soprattutto perché formuliamo – conclude Sabrina Zuccalà – su specifica richiesta della committenza e nessuna formulazione è uguale all’altra. Per esempio in Inghilterra, nel 2015, per dar più visibilità ed aumentare il turismo, hanno valutato di conservare il proprio patrimonio culturale. Almeno questo è quello che hanno fatto gli inglesi che hanno ben pensato di dar lunga vita ai loro monumenti. Oppure in Cina quando nello stesso hanno siamo partiti per effettuare un sopralluogo presso l’esercito di Terracotta e ci siamo ritrovati l’affidamento della conservazione delle stesse.

C’è molto lavoro da fare a tal proposito. Abbiamo realizzato una sezione dedicata alla preservazione e conservazione chiamata Heritage Preservation Lab, per studiare la materia, confrontarsi con le istituzioni, dare suggerimenti a tutti coloro che necessitano di un parere da parte di uno staff competente formato da un comitato scientifico. Stiamo studiando nuove possibilità di sviluppo di lavori, faremo corsi per insegnare ad applicare i nano materiali, quindi ci saranno restauratori certificati da noi e tanto altro, insomma la nano tecnologia è sviluppo, è innovazione, perché valorizzare il nostro territorio dovrebbe essere una fonte di ispirazione per tutti, soprattutto per le nostre Istituzioni». 

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