Dopo gli anni dello smart working, sempre più aziende stanno riportando i dipendenti in ufficio. Ma il cosiddetto “Great Return” rischia di scontrarsi con una realtà che molti lavoratori vivono con crescente disagio: uffici poco confortevoli, caldo estivo, rumore e spazi non progettati per favorire benessere e produttività.
A fotografare questa situazione è un recente sondaggio realizzato negli Stati Uniti su oltre mille lavoratori dipendenti, secondo cui il 73% delle persone che lavorano esclusivamente in presenza si dichiara insoddisfatto del proprio ambiente di lavoro. Un dato che apre una riflessione anche in Italia, dove il dibattito sul ritorno in sede resta più vivo che mai.
Il caldo diventa un nemico della produttività
Le elevate temperature estive accentuano criticità già presenti durante il resto dell’anno. Secondo l’indagine, più della metà degli intervistati afferma di avere difficoltà a concentrarsi durante la giornata lavorativa, mentre molti lamentano problemi nella gestione degli spazi comuni, come le sale riunioni, e un generale senso di affaticamento.
Tra gli elementi maggiormente criticati emergono:
- ambienti troppo rumorosi;
- sedute poco ergonomiche;
- scarsa privacy;
- spazi percepiti come poco funzionali.
Condizioni che, unite allo stress degli spostamenti quotidiani, finiscono per incidere sia sulla qualità del lavoro sia sul benessere psicofisico delle persone.
Il lavoro da remoto continua a dividere
Nonostante il crescente ritorno alla presenza, il lavoro agile rimane uno dei temi centrali nell’organizzazione aziendale.
Secondo i dati riportati nel comunicato, oltre la metà dei dipendenti delle aziende appartenenti alla classifica Fortune 100 è oggi soggetta a politiche di rientro obbligatorio in ufficio, mentre negli ultimi anni la quota di lavoratori completamente da remoto è progressivamente diminuita. Un cambiamento che sta ridisegnando il rapporto tra imprese e dipendenti.
“La presenza non misura il valore delle persone”
Per Debora Moretti, Co-CEO di Zeta Service, il tema non riguarda semplicemente il numero di giorni trascorsi in ufficio, ma la qualità dell’esperienza lavorativa.
Secondo la manager, le organizzazioni dovrebbero puntare su fiducia, responsabilizzazione e risultati, superando la logica secondo cui la presenza fisica rappresenta automaticamente un indice di produttività. L’obiettivo dovrebbe essere creare condizioni che permettano alle persone di lavorare al meglio, indipendentemente dal luogo in cui si trovano.
Benessere e competitività sempre più collegati
Un altro dato significativo riguarda la percezione dei dipendenti: l’83% degli intervistati afferma che si sentirebbe maggiormente valorizzato se l’azienda intervenisse concretamente per migliorare gli ambienti di lavoro.
Per molte imprese il tema non riguarda più soltanto il welfare aziendale, ma rappresenta un fattore competitivo nella capacità di attrarre e trattenere talenti. Comfort, flessibilità organizzativa e attenzione alle esigenze delle persone stanno diventando elementi sempre più determinanti nella cultura aziendale del futuro.