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IL CONTINGENTE ITALIANO LASCIA L’AFGHANISTAN DOPO QUASI VENT’ANNI

La cerimonia dell’ammainabandiera per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan è stata rovinata dagli Emirati Arabi Uniti: Abu Dhabi ha negato il passaggio nel suo spazio aereo al velivolo dell’aeronautica militare che portava giornalisti e militari a Herat per l’evento.

Chiude un’era. E’ stata ammainata la bandiera nella base del contingente italiano ad Herat. Con una cerimonia solenne, alla presenza del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, termina la missione italiana in Afghanistan, durata per quasi venti anni.

“Non vogliamo che l’Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per i terroristi. Vogliamo continuare a rafforzare questo Paese dando anche continuità all’addestramento delle forze di sicurezza afghane per non disperdere i risultati ottenuti in questi 20 anni”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, in occasione dell’ammainabandiera. “Negherei dicendo che il quadro dell’Afghanistan si svilupperà in modo tranquillo e sereno, accompagneremo le attività in campo economico e civile”.

La cerimonia si è trasformata in un caso diplomatico tra Italia ed Emirati Arabi.
Il volo, al quale ha preso parte una delegazione di 40 giornalisti, il Boeing 767 dell’Aeronautica Militare è stato bloccato per tre ore nell’aeroporto di Dammam, in Arabia Saudita: nonostante il piano di volo già accordato, al comandante è stato impedito il sorvolo sui cieli degli Emirati Arabi. Una mossa, quella di Abu Dhabi, che ha scatenato la reazione della diplomazia italiana, con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha convocato l’ambasciatore emiratino alla Farnesina per chiarimenti.

“Mi dispiace per i disagi che avete subito sul volo per arrivare qua – si è limitato a dichiarare Guerini durate il suo intervento a Herat – La questione è di carattere diplomatico rispetto a decisioni che erano state assunte e garantite”.

Le truppe Nato se ne vanno ma non lasciano certo un Afghanistan pacificato. Le fragili istituzioni locali, con il Governo di Ashraf Ghani, sono infatti messe in pericolo dai continui attacchi dei talebani che minacciano anche le migliaia di afghani che hanno lavorato come traduttori, autisti, etc.  con le forze straniere considerate di occupazione.

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