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PROCRASTINAZIONE: FENOMENO PSICOLOGICO E TERAPIA 

Molto spesso ci capita di rimandare un’incombenza, un compito noioso, una decisione difficile. Questo atteggiamento è quasi naturale, e non vi diamo un grosso peso o considerazione, perché tutto ciò che pensiamo è “lo faccio più tardi”.

Non sembra nascondere grossi pericoli o significati particolari.

Ma quale è la spiegazione che la psicologia ha cercato di dare al fenomeno della “procrastinazione”?

La dottoressa Katrin Klingsieck, professoressa all’Università di Paderborn, autrice di molti studi e pubblicazioni sul fenomeno, ha definito la procrastinazione come “Il rinvio volontario di un’attività pianificata e necessaria e/o (soggettivamente) importante, nonostante ci si aspetti conseguenze negative che superano le conseguenze positive del rinvio”.

Si tende a pensare che il problema sia legato alla gestione del tempo. O ancora che a procrastinare siano i pigri, gli incapaci, affidandone quindi un significato negativo, ma soprattutto cosciente e determinato da una precisa di decisione di rimandare.

Esperti ricercatori in psicologia e psicologi, hanno invece definito la procrastinazione come un problema legato al vissuto emotivo più o meno consapevole, che si attiva quando si ha a che fare con un compito affrontato con negatività. Si tende a risolvere il problema semplicemente evitando di portarlo a termine, un meccanismo di difesa che però non fa sparire l’incombenza.

I soggetti con maggior rischio di sviluppare questi sentimenti negativi, sono caratterizzati da bassa autostima, perfezionismo, paura di fallire e una personalità di tipo ansioso.

Piuttosto che accettare di non essere perfetti e sopportare l’ansia che spesso accompagna questa consapevolezza, infatti, può essere meno rischioso evitare il problema, non occuparsene, se non dopo, quando sicuramente si penserà di essere più preparati.

(da: pixabay.com)

Si tratta quindi di un rinvio strategico, che però difficilmente produce vantaggi a lungo termine.

A breve termine, infatti, ci si può sentire sollevati dallo stress di dover svolgere un compito difficile o ingrato. Ma con il tempo, l’ansia e il pensiero di quel compito inizieranno a risuonare nella mente, creando problemi dal punto di vista del controllo dell’attenzione e in altri compiti non portati a termine correttamente, anche se più semplici e non respinti usualmente. Anche le relazioni possono risentirne. Può capitare, quando si è distratti da un pensiero fisso, di tralasciare i rapporti, di “procrastinare” le persone. Tutto si traduce in un circolo vizioso, in cui il peso di ciò che è rimandato aumenta sempre di più.

La pandemia, che ha portato all’esasperazione di molti fenomeni patologici, ha aumentato il senso di vulnerabilità e di stress che sono causa di procrastinazione. In particolare, sembra che negli ultimi due anni, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, sia aumentato il fenomeno della “procrastinazione del sonno”, ovvero la tendenza a  ritardare il momento di andare a letto per dedicarsi ad attività del tempo libero, con conseguenze negative sulla produttività quotidiana.

Un’altra conseguenza in questi stessi termini del virus, è la cosiddetta “procrastinazione produttiva”, cioè l’abitudine di rimandare un compito, sostituendolo con un altro, meno difficile o problematico. In questo caso può sembrare un atteggiamento positivo, poiché si sostituisce un compito, restando comunque attivi. Anche in questo caso si tratta di pura apparenza, poiché quel compito dovrà comunque essere svolto e il rimandarlo non fa altro che aggiungere ulteriore stress.

In psicologia, soprattutto grazie al modello cognitivo comportamentale sono state sviluppate delle tecniche per controllare e combattere questo fenomeno. Le Terapie Metacognitive utilizzate in questi casi sono la Consapevolezza Distaccata (Detached Mindfulness) e la Tecnica di Allenamento dell’Attenzione (Attention Training Technique).

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