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Economia

Rapporto Svimez: Meridione al collasso investimenti pubblici e fondi europei

Dal rapporto annuale sullo stato dell’economia e dei servizi nel Mezzogiorno presentato alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte la situazione economica in Italia soprattutto nel meridione è sempre più grave.

Sempre più poveri. E cresce il divario Nord-sud soprattutto con il resto dell’Europa. Quali le cause secondo la Svimez? Stagnazione dell’economia dove si consuma e si investe poco. Crisi demografica e popolazione in calo. Forte divario territoriale nei servizi pubblici, sanità e scuola e incapacità da parte delle amministrazioni pubbliche. Secondo Luca Bianchi, direttore della Svimez, nel 2018 mancano all’appello 3,5 miliardi di euro come investimenti al Sud, in base alla regola del 34 per cento della ripartizione delle somme in conto capitale per investimenti. Una regola per nulla rispettata. Il divario Centro-Nord Mezzogiorno riguarda i consumi, soprattutto della PA. Crollati gli investimenti pubblici. Il Meridione nel 2019 ha registrato una riduzione del Pil meno 0,2 per cento che si traduce in minori servizi per il cittadino e disoccupazione. Secondo un calcolo della Svimez da qui al 2065 Il meridione perderà il 40 per cento della forza lavoro attiva, ben 5 milioni di lavoratori in meno. Soprattutto nelle aree interne che hanno perso già oggi ben 225 mila abitanti con un trend in fuga sempre più in crescita. Dal 2000 la popolazione residente è calata con 2 milioni di abitanti in meno.

(da: pixabay.it)

Secondo il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano il sud negli ultimi decenni è stato trascurato: “La mancanza di investimenti pubblici nel Mezzogiorno ha prodotto questo forte divario tra nord e sud. Sofferenza sociale, arretramento produttivo nelle diverse aree territoriali, un indebolimento dell’Italia nello scenario europeo e la rottura dell’equilibrio demografico.” Un calo della popolazione che non cresce più dal 2015. Dagli inizi del secolo a oggi la popolazione meridionale è cresciuta di soli 81 mila abitanti, a fronte di circa 3.300.000 al Centro-Nord. E secondo le previsioni Svimez nel corso dei prossimi 50 anni il Sud perderà 5 milioni di residenti: -1,2 milioni giovani e -5,3 milioni persone in età da lavoro. Nel 2018 poi si è raggiunto un nuovo minimo storico delle nascite con poco più di 439 mila nati vivi, oltre 18 mila in meno rispetto al 2017. Una migrazione che riguarda molti laureati con elevati livelli di istruzione. Molti vanno all’estero. E in tanti non tornano più.

Quali sono linee guida indicate dalla SVIMEZ?

La SVIMEZ attende al più presto che il Governo annunci le linee del piano straordinario per il Mezzogiorno dove al centro della politica economica nazionale deve esserci la valorizzazione delle complementarietà che lega il sistema produttivo e sociale delle due parti del Paese. Serve inoltre  è una forte discontinuità nella politica industriale, attraverso strumenti focalizzati sulla capacità di attrarre e attivare nuove energie in settori innovativi come ad esempio la bioeconomia. Investire più risorse pubbliche nel Mezzogiorno per far crescere il Sistema Paese. Inoltre è necessario rafforzare le Politiche di Coesione volute dall’U.E. che consentiranno  di poter disporre  di 60 miliardi di cui il 70% al Sud. Sono stati accumulati troppi ritardi nell’attuazione del ciclo in corso 2014-2020. Risorse europee da certificare. E i pagamenti al Sud sono stati finora pari ad appena il 19,78% del totale a causa di un’evidente incapacità delle Amministrazioni centrali, regionali e locali, a utilizzare pienamente le risorse disponibili.

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