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Coronavirus: come reagiscono gli italiani all’emergenza

Della battaglia contro il Covid-19 e delle scelte del Governo per portarla avanti, sono state dette tante cose. C’è, però, un aspetto importante che viene ancora poco citato e riguarda la sfera psicosociale, o meglio, l’impatto del fenomeno sulle persone e sulla comunità.

Le crisi hanno effetti gravi e visibili su un territorio e sulla sua economia, ma quelli più pericolosi colpiscono l’individuo, la collettività e il tessuto sociale, avviando un processo di logoramento costante.

Un particolare da non sottovalutare nell’ottica della risoluzione del problema. Eppure, si parla poco degli interventi da realizzare sulla persona durante e dopo l’emergenza.

Davanti a una crisi, gli individui reagiscono in diversi modi (la reazione varia a seconda del vissuto e di possibili patologie) e monitorare i comportamenti della comunità è necessario per circoscrivere ed evitare traumi che rischiano di rallentare la ripresa e di assumere un carattere permanente.

L’uomo e le emergenze   

A trattare il tema della gestione delle emergenze sono: la psicologia dell’emergenza (studia il comportamento individuale e comunitario prima, durante e dopo una crisi) e l’antropologia dei disastri (studia gli aspetti socioculturali degli eventi catastrofici per mitigare i danni). 

Dalla prima, sono emersi studi utili sulle fasi comportamentali delle persone durante le crisi: 

Fase eroica: l’individuo e la collettività sono predisposti all’aiuto.

Fase della luna di miele: si prova grande ottimismo; tutto passerà e si tornerà alla normalità. 
Fase di disillusione: fatica e stress aumentano. Il senso di comunità si allenta. 

Fase di ristabilizzazione: ripresa fisica e mentale.

La seconda si concentra sul profilo sociale e vede le catastrofi come eventi traumatici che causano distruzione e morte, travolgendo la quotidianità e provocando smarrimento e incertezza. 

S’introduce il concetto di vulnerabilità: la catastrofe è il risultato di processi storico-sociali radicati che minacciavano la vulnerabilità ancor prima dell’arrivo dell’evento. 
Le cause, quindi, delle emergenze e dei suoi effetti sono radicati all’interno della società e delle sue fondamenta instabili.

(da: pixabay.com)

Gli italiani e il coronavirus

Ma come stanno reagendo gli italiani? 

Mentre i politici si dicono orgogliosi dell’esemplare comportamento dei cittadini, questi continuano a risentire delle minacce del coronavirus e gli effetti del precario equilibro psicosociale sono stati più volte narrati dai giornali.  Le numerose reazioni adottate a distanza di pochi giorni, riflettono bene i suggerimenti degli studi sulla gestione delle emergenze:  

Panico

Assalto dei supermercati e delle farmacie

Accettazione delle ordinanze e quarantena auto imposta 

Sviluppo di un forte senso di comunità: donazioni agli ospedali e lavoro dei volontari

Stanchezza fisica e mentale dei cittadini e dei lavoratori in prima linea

Senso di comunità vacillante: aggressività; il prossimo è percepito come una minaccia

Rifiuto della situazione: noncuranza delle ordinanze 

A ciò si aggiungono le polemiche: restrizioni e collasso delle strutture ospedaliere sono percepiti come il risultato di cattive amministrazioni, di problematiche interne al paese già presenti e acuiti con l’arrivo dell’epidemia. 

Quotidianità, percezione di comunità e stati d’animo, continuano a subire drastici cambiamenti che, se trascurati, porteranno al collasso del tessuto sociale, rendendo la ripresa del paese (sotto vari punti di vista) molto difficile. 

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