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Attualità

LE TRASFORMAZIONI SOCIALI IN PANDEMIA

In questo periodo di emergenza sanitaria si sta verificando la perdita della capacità da parte degli individui di modellare il proprio comportamento in relazione alle norme ed ai valori sociali condivisi.

I legami sociali si sono allentati fino a degenerare in una vera e propria forma di desocializzazione, creando le premesse per quelle condizioni di solitudine che potrebbero sfociare, in ultima istanza, in comportamenti antisociali.

La pandemia, in verità, obbligando alla regola del distanziamento che ha condizionato radicalmente i nostri automatismi e reso sospetto il calore del contatto, della contiguità e della vicinanza ha modificato le nostre tradizioni.

Tale fenomeno si sta verificando in tutti i contesti: gli uffici si sono svuotati mortificando la creatività nel lavoro che in passato veniva alimentata anche attraverso tempi morti, sguardi, scambi, ironia, intese, chiacchiere informali; lo smart-working avrà forse favorito la razionalizzazione delle catene produttive, ma ha mortificato idee, intuizioni, fraseggi tra i colleghi; la didattica a distanza ha consentito la prosecuzione dei programmi didattici, azzerando, però, tutto il contesto sociale e la rete relazionale che ha sempre favorito intrecci amicali e sentimentali il cui ricordo nella vita adulta è rimasto impresso nella memoria come esperienza di vita preziosa e altamente formativa.

(da: pixabay.com)

La de-socializzazione è ormai diventata un tratto costitutivo della nostra epoca ed è riuscita a svuotare l’esperienza sociale dei valori ineludibili che rappresentavano fondamentali momenti di crescita e punti di forza per ogni individuo anche attraverso semplici esperienze: se riflettiamo, ad esempio, andare allo stadio con la gente che si affollava non era solo guardare una partita: era esperienza sociale. Andare al cinema non era solo assistere ad una proiezione cinematografica: era esperienza sociale. Andare al ristorante non era solo mangiare: era esperienza sociale. Andare a scuola non era solo apprendere i contenuti di una lezione: era esperienza sociale. Tutto ciò consentiva di apprendere ed interiorizzare molteplici conoscenze importanti per il loro utilizzo in contesti diversi attraverso il transfert di apprendimento.

(da: pixabay.com)

Attualmente tutto è fragile, transitorio ed instabile, in una società fluida che sembra essere governata più dalle emozioni che dalla razionalità. Ciò accade soprattutto in rete, sui social network, attraverso l’utilizzo di tecnologie che incoraggiano gli individui a rivelare e documentare tutto di sé, quasi in una gara frenetica per essere conosciuti e riconosciuti, in un mondo in cui alle persone manca il tempo per ascoltare se stessi e gli altri. Stiamo vivendo la condizione dell’eterno presente che giustifica decisioni e scelte assunte sulla base dell’intuizione del momento, sperando di afferrare l’attimo fuggente.

La negazione forzata dei valori caratterizzanti la nostra società porta a presagire un futuro più arido e desolante pervaso da un velo di tristezza in quanto l’esistenza umana è caratterizzata da un equilibrio tra sociale e privato, tra socializzazione e solitudine che, non possono essere azzerati, perché, se ben bilanciati conferiscono alla vita quella percentuale di fascino che riempie ogni esistenza rendendola degna di essere vissuta.

E’ importante perciò riscoprire il senso della comunità che non abbiamo perduto, ma forse, solo dimenticato e di cui, invece, abbiamo sempre più bisogno!

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