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Editoriale

LOCKDOWN E SALUTE

In questo periodo il mondo intero è impegnato nella lotta contro il virus Sars-CoV-2 e per estirparlo molte altre problematiche vengono accantonate.
di Silvana Fossati

Sembra non abbia importanza che i decessi per altre malattie siano aumentati, che l’economia sia vicina al punto di non ritorno, che la povertà aumenti, che le manifestazioni, anche estreme, di problemi psichici originati o peggiorati dal lockdown siano sotto gli occhi di tutti.

Ricerche scientifiche internazionali evidenziano danni neurologici causati dal lockdown alla salute mentale di adolescenti e ragazzi. Nella fascia di età che comprende bambini e adolescenti è aumentata soprattutto la dipendenza “dallo schermo”. La dad non ha giovato.
Paolo Crepet, a tale proposito, ha chiesto con insistenza di riaprire le scuole, in quanto i costi psico-sociali possono diventare enormi, causando, in casi estremi, anche alterazioni anatomiche importanti.

Solitamente si tende a ritenere che sia l’assunzione di sostanze a determinare danni anatomici, ma l’esposizione allo schermo non è meno pericolosa, Infatti con i lockdown i ragazzi sono stati costretti alla dipendenza on-line, iniziano la mattina con la dad che li mantiene attaccati allo schermo per diverse ore; poi i social per mantenere i contatti con gli amici, dato che non si possono vedere; e poi  Netflix.

Il fenomeno dell’on-line brain. L’on-line brain colpisce il lobo frontale, sede della decisione, della strategia, che perde neuroni e diventa atrofico. L’assottigliamento della corteccia, spiega Crepet, significa perdita neuronale che può determinare una perdita funzionale. Non si riesce a fissare il ricordo, con conseguente caduta dell’apprendimento.
In una ricerca effettuata, i ragazzi testati hanno manifestato perdita di memoria e di attenzione, oltre ad un decremento del vocabolario,  sovente ridotto alle parole  usate per la messaggistica.

(da: pixabay.com)

Chiaramente, prosegue Crepet, non si ha ancora una classificazione da manuale diagnostico dei disturbi mentali in quanto riguarda le difficoltà causate dall’interruzione della routine, dall’isolamento, dall’interruzione dell’attività lavorativa o scolastica, cioè da un’improvvisa discontinuità con la vita normale, come si sta verificando a causa della situazione emergenziale che stiamo vivendo ormai da un anno.
Il professore fa appello alla riapertura delle scuole in quanto la dad non consente di ricostruire quell’ambiente sociale indispensabile alla strutturazione di una personalità equilibrata.

I danni dello smart-working sugli adulti. Secondo Crepet le persone che lavorano in smart-working  vanno più facilmente in burn-out, sindrome che si accompagna ad un insieme di sintomi quali disinteresse, esaurimento,  mancanza di entusiasmo, fino alla depressione, quindi, nell’attività lavorativa rendono molto meno. Limitare  o dosare lo smart-working potrebbe essere un atteggiamento lungimirante.

Durante il lockdown altre dipendenze sono aumentate. Sembra paradossale, ma, pur non potendo uscire di casa si è  verificato un incremento del 27% del consumo di marijuana e di altre sostanze. L’assunzione di tali stupefacenti, sottolinea Crepet, può portare fino alla schizofrenia, a causa dell’alterazione della formazione dei circuiti del cervello. E’ aumentato, in questo periodo, anche l’etilismo, soprattutto tra i giovani.

Si tende anche a mangiare di più. Tale problema, spiega Crepet, ha una ragione ben precisa, infatti, durante un isolamento forzato si verifica un aumento della frequenza di stimolazioni dei centri della fame a livello ipotalamico, da cui conseguono disordini alimentari: una sorta di iperfagia bulimica, che poi ha una ricaduta, ovviamente, sulla salute.

L’ansia dell’incertezza. Il  lockdown è accompagnato da una continua incertezza: ogni settimana cambia tutto. Non si può uscire dalla Regione o dal Comune, si va a scuola o si sta a casa, un certo esercizio commerciale può restare aperto o chiudere: tutto ciò determina una sindrome di ansia che può degenerare in forme depressive.
Altrettanto grave è la sensazione di dover rinunciare alla propria libertà di movimento e, nei ragazzi l’essere condizionati nelle relazioni con i coetanei, nella socialità: i rapporti interpersonali  rappresentano infatti  un fattore essenziale per la crescita equilibrata dei nostri adolescenti, forse per la lotta al virus stiamo davvero chiedendo loro un sacrificio troppo grande!

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