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Tatuaggi e lavoro, quando l’abito fa il monaco

Si possono esibire i tatuaggi sul posto di lavoro? A riaprire l’eterna questione è la polemica sorta qualche tempo fa in Francia che vede protagonista un giovane maestro accusato di spaventare gli alunni per via del suo aspetto ‘mostruoso’.

Lui si chiama Sylvain Helaine, in arte Freaky Hoody, ha 35 anni ed è un noto art performer francese. La sua arte consiste nell’esibire un corpo tatuato dalla testa ai piedi, bulbi oculari e lingua compresi.

Ma l’uomo più tatuato di Francia, come si definisce lo stesso Helaine, era anche un maestro d’asilo del dipartimento francese dell’Essonne ed è proprio questo dettaglio la fonte di feroci critiche. Molte mamme, risentite da quell’aspetto ‘mostruoso’ che spaventava i figli, si sono mobilitate per chiedere al Provveditorato il suo licenziamento. 

L’Organo ha avviato un’ispezione sulla condotta scolastica che ha consentito di appurare la professionalità di Helaine, maestro da ben 12 anni, trasferendolo presso le scuole elementari e medie. 

La decisione, però, lo ha lasciato con l’amaro in bocca. Freaky Hoody assicura di non aver mai intimorito i bambini e ritiene la sua immagine uno strumento utile per insegnare la tolleranza e il rifiuto delle discriminazioni. 

Ed è proprio in questo ambito che la minaccia delle discriminazioni si ripresenta. La pratica di decorare la pelle con l’inchiostro è ancora in auge e oggigiorno una fetta importante della popolazione mondiale presenta uno o più tatuaggi. Tuttavia, non accenna a tramontare la difficoltà per queste persone a inserirsi nel mondo del lavoro. Il motivo? Secondo molti si tratta della sempiterna associazione tatuato/inetto, per altri è una semplice questione di decoro. 

(Fonte: profilo ufficiale instangram)

E in Italia? Da noi la situazione è molto complicata. Se tenere un abbigliamento consono in luoghi come uffici e scuole è ormai una consuetudine, difficile è gestire la tematica tattoo, ormai strettamente legata alla libera espressione dell’identità. E a complicare le cose ci si mette anche la legge. 

Nel nostro Paese nessuna normativa vieta la presenza di tatuaggi sul posto di lavoro (fatta eccezione per le forze dell’ordine che non devono esibire segni visibili e offensivi) ciononostante, le policy aziendali possono stabilire determinate regole relative al dress code da rispettare negli uffici. 

Regole che spesso sono in grado di pesare sul licenziamento o sulla mancata assunzione, trasformandosi in limiti discriminatori che offuscano la competenza e la professionalità di un individuo. Eppure il tatuaggio non sempre ha a che fare con l’indecenza.

Il tema, ancora troppo spinoso, può essere compreso e semplificato mediante l’applicazione di una legge in grado di assicurare il rispetto del lavoro e della persona. 

Intanto, ai lavoratori non rimane altro da fare che nascondere i propri segni indelebili perché, a quanto pare, l’abito fa il monaco. 

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