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Cronaca

AL DI LA DEI CORPI: IL FEMMINICIDO

Le donne vittime di violenze subite da “uomini” che dicono di amarle sono sempre più frequenti.

Il termine femminicidio si riferisce a tutti quei casi di omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo, non solo per motivi relativi alla sua identità di genere, ma anche per il ruolo di moglie o compagna che la medesima ha o ha ricoperto nei confronti dell’autore del delitto.

Una violenza inaudita che, fin troppe volte culmina con la morte. Il criminologo Dott. Giuseppe Galante, fortemente impegnato in quest’ambito, ha riposto ad alcune domande su questo drammatico tema.

Sempre più donne sono vittime di un raptus di follia da parte di uomini malati, cosa ci può dire a riguardo?

Non esiste raptus o tecnicamente detto scompenso clinico ovvero una decisa alterazione della volontà e della capacità di decidere, ma esiste un progetto graduale di distruzione della donna che passa dalle violenze psicologiche ( offese ,ingiurie, svalutazione e stima azzerate) alle violenze fisiche lievi ( schiaffi, spintoni, pugni , abbandono temporale, assenza di soldi e di vestiti, assenza di accessori per la bellezza, tradimenti e mortificazioni di ogni genere) aggravato dal rapporto frustrazione aggressività che porta la donna a comprare la sua vita attraverso il silenzio così da assuefarsi a sviluppare una condotta adattiva ed emotiva alla sopravvivenza. Il modus operandi dell’uomo è assolutamente lucido tranne alcuni casi legati alla malattia fisica o psichica di uno dei due compagni di vita.

Sul tema degli stereotipi di genere lei ha tenuto diverse presentazioni sia a scuola che in altri contesti, spesso interagendo con gli adulti del domani. Secondo lei da questo punto di vista i milleanial sono più avanti?

Le nuove generazione hanno respirato e quindi trasformato il fenomeno del bullismo applicandolo perfettamente alle esigenze di spettacolarizzazione dei fatti per distruggere una persona. Le nuove tecnologie aiutano l’autore del reato a raggiungere in tutto il mondo la vittima, quindi, sono un elemento propulsore del fenomeno.

Ripercorrendo la cronaca del femminicidio, si scopre che molte vittime avevano denunciato il futuro assassino di stalking e maltrattamenti. Perché, secondo lei, le forze dell’ordine hanno sottovalutato l’allarme?

Con una indagine per stalking nessun poliziotto diventerà famoso. La poca attenzione è data anche dalla impreparazione del personale giudiziario assegnato a quell’ufficio. La macchina giudiziaria è meno farraginosa del previsto ma è ancora troppo lenta e poco efficace considerando i casi sottoposti all’attenzione delle forze di polizia, scremati dai casi in cui la donna utilizza la macchina giudiziaria per fini personali e di vendetta, rappresentano solo la punta dell’iceberg del fenomeno.

Parlando di numeri, a quanto ammontano i casi di femminicidio in Italia?

Non è possibile stabilire quale sia il numero preciso di femminicidio in Italia e al mondo in quanto solo un esperto valuta l’incidenza delle seguenti variabili: 

Nazionalità (immaginate i cittadini cinesi o asiatici magari non registrati all’anagrafe), condizioni di famiglie arretrate ( la donna ha sempre torto anche per la famiglia di origine), assenza di denunce per sottomissione diretta all’uomo ( la donna è segregata), donne scomparse, donne se pur violentate ma morte per altra causa o per simulazione di reato (pensate ad avvelenamenti o incidenti stradali falsi), donne suicida. Una cosa è certa, in Italia la donna non ha le dovute cautele giudiziarie e sociali destinate ad un paese degno di essere incluso fra le sette potenze industriali al mondo. La tutela reale della donna (e non leggi farlocco) è un parametro di costituzionalità ancora troppo debole in Italia e al mondo.

Su tutti i giornali rimbalza la notizia della violenza di gruppo su una 19enne in vacanza in Sardegna. Sotto accusa vi è anche il figlio di Beppe Grillo. Secondo lei l’influenza politica potrebbe alterare il giudizio?

L’influenza politica può essere decisiva sul profilo giudiziario. E’ necessario avere un giudice imparziale, non influenzabile politicamente e buon padre di famiglia. I casi giudiziari di Palamara e del GIP arrestato a Bari ci lasciano numerosi dubbi sulla uguaglianza della legge. Di certo i presunti autori del reato subiranno anche loro due processi ovvero quello giudiziario dal quale potranno essere assolti e quello mediatico dal quale sono stati già condannati.

Che consiglio può dare alle vittime di femminicidio?

Il consiglio che posso dare è quello di denunciare ogni tipo di violenza in primis ad un centro antiviolenza ove vi è l’assistenza di uno psicologo, l’assistenza legale e quindi il tempo di rielaborare le idee. Poi è necessario presentare la denuncia alla polizia assicurandosi che l’operatore abbia fatto almeno un corso di aggiornamento al fenomeno del codice rosso, per poi recarsi in Procura per seguire l’iter amministrativo. La vittima non deve avere vergogna ne sentirsi in colpa. Una donna abusata rappresenta una violazione costituzionale in merito alla dignità sociale, all’uguaglianza, ai diritti di famiglia, alla salute, all’educazione dei figli, alla proprietà, al lavoro e alla libertà in genere.

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