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Antropologia

ANONIMATO NELLA SCRITTURA E TRATTI PERSONOLOGICI

Il termine anonimo indica chiaramente la volontà da parte di chi scrive di non essere riconosciuto: in verità sia l’uso di uno pseudonimo, sia il contenuto scritto lasciano tracce della personalità dell’autore del quale è possibile ricostruire un profilo psicologico molto preciso e attendibile.

Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Le lettere anonime indicano una forma di aggressività relazionale in cui attraverso false accuse e calunnie, alimentate da pettegolezzi, si esterna il quadro psicologico e personologico del codardo, il quale ha manifestazioni ambivalenti: da un lato si presenta in modo corretto ed allineato alle corrette modalità relazionali, mentre in realtà, possiede una parte scissa che, al contrario, determina un comportamento subdolo ed aggressivo.

L’obiettivo che induce chi scrive in anonimato è quello di nascondersi ed agire attaccando indisturbato senza essere contraddetto e ostacolato, ma soprattutto senza alcuna ritorsione nei suoi confronti da parte dell’interessato: è un modo per manifestare la propria superiorità, insieme con il messaggio nascosto di poter decidere del destino altrui, di essere superiori e poter tenere in pugno la vita altrui.

Sono state eseguite alcune ipotesi cliniche sull’indole di coloro che scrivono lettere anonime, evidenziando l’incapacità di affrontare l’altro a cui consegue l’ambivalenza psichica tipica dei disturbi di personalità. L’individualità di ognuno è considerata come un insieme di schemi relativamente stabili del pensiero, del sentimento, del comportamento e del modo in cui ci si mette in relazione con gli altri.

Secondo gli studi effettuati da Kernberg (cfr Aggressività, disturbi della personalità e perversioni), per conseguire <<una certa maturità psicologica gli individui devono sviluppare alcune competenze vitali che nelle persone con disturbi della personalità vengono compromesse. Si può quindi collocare la personalità dell’individuo lungo il continuum della gravità analizzando le seguenti capacità:

  • Identità: vedere se stessi e gli altri in modi precisi e articolati (che corrisponde a quanto sia stabile l’idea che si ha di sé e degli altri e quanto ci si lasci influenzare dalle proprie difese nel rapporto con l’altro);
  • Relazioni Oggettuali: mantenere relazioni intime stabili e soddisfacenti (cioè la capacità di mantenere relazioni stabili che  rechino soddisfazione alla persona); 
  • Tolleranza degli Affetti: esperienza e percezione negli altri della gamma di affetti (ovvero quanto si è in grado di comprendere il vissuto proprio e dell’altro nei rapporti e tollerare emozioni di distacco, perdita, vicinanza emotiva);
  • Regolazione degli Affetti: regolare impulsi e affetti per favorire l’adattamento (quanto si è in grado di frenare la propria impulsività);
  • Integrazione del Super-Io, dell’Io Ideale, e dell’Io: sensibilità morale coerente e matura (quanto si è in grado di prendersi cura degli altri, di rispettare le regole, la maturità morale);
  • Esame di realtà: comprendere le nozioni convenzionali di ciò che è realistico (quanto si è in grado di leggere e riportare coerentemente dati di realtà);
  • Forza dell’Io e Resilienza: rispondere in modo positivo agli stress e riprendersi da eventi dolorosi senza difficoltà eccessive>>.

Nelle persone prive di turbamenti mentali le capacità sopraesposte sono tutte presenti e ben amalgamate, nei soggetti disturbati si registrano numerose difficoltà in alcuni di tali aspetti e in particolare nell’identità, cioè nell’immagine di sé che la persona possiede e nella modalità con la quale percepisce gli altri, verso i quali indirizza la propria aggressività.

In una persona con vissuti di paura e mancanza di sicurezza l’aggressività può esternarsi attraverso il pettegolezzo, l’ingiuria, la calunnia. Esiste, poi, una forma di aggressività che viene esternata con la violenza, sferzando un attacco che danneggia o ferisce con l’obiettivo di demolire la persona individuata come rivale, provando grande soddisfazione dai propri agiti.

Nell’ingiuria, invece, è presente la paura di una ritorsione, il rifiuto di uno scontro diretto e il trionfo personale nello screditare l’avversario. Ne consegue che i problemi riguardano anche le relazioni oggettuali, a causa di ciò l’individuo non riesce a mantenere rapporti sereni e stabili con gli altri e sovente anche la capacità a mantenere separato ciò che è reale da ciò che non lo è risulta fortemente compromessa.

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