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L’OCCASIONE PERDUTA

Noi avevamo creduto, ci avevamo sperato. Il Covid, morti a grappoli, la vita che sfugge via in un attimo a causa di un virus, l’aura di immortalità frantumata.

Riapprezzare i piccoli momenti, le cose semplici, inalare quanta più aria possibile tra una mascherina e l’altra, godere della compagnia degli amici, del sole e del mare, delineare le cose importanti e le cose futili della propria esistenza.

Ma tutto ha inevitabilmente delle conseguenze e ci siamo ritrovati a guardare il prossimo con sospetto, a soffrire gli spazi chiusi e affollati, a intravede il nemico ovunque, c’è chi è meno socievole (la maggior parte), chi si è abituato a guardare le serie tv senza andare al cinema, a comprare online invece di sostenere la piccola bottega. Pochi, davvero pochi, sono quelli che a casa non vogliono proprio tornarci più, smaniosi di recuperare il tempo perduto, la normalità, il contatto con la gente.

Il Covid è stata ed è un’occasione, dolorosa certa, non priva di conseguenze, ma pur sempre un assist per capirci finalmente qualcosa, per andare vicino a quel senso della vita su cui ci interroghiamo quotidianamente. Ci siamo abituati alla sofferenza, ci siamo tutti sentiti vicini seppur ciascuno nelle proprie case, abbiamo urlato “ce la faremo” in mille posti diversi.

C’è però chi non ha capito nulla, chi è diventato ancora più acido, chi ancor più stronzo. L’asociale è diventato definitivamente eremita, il cattivo ha rafforzato la sua indole. C’è chi persino ha deciso di entrare in guerra quando cominciavano a vedersi degli spiragli sul fronte sanitario.

Un bombardamento fisico e mediatico, potere ed espansione, follia e disumanità, un calderone che lascia sbigottito chi vuol semplicemente essere un buon umano. Siamo passati dalla sfilata di carri militari che scortano le bare dei morti da pandemia alla sfilati dei carri armati bramosi di conquistare l’Ucraina, non è bastato conquistare semplicemente la libertà di una giornata normale.

(da: pixabay.com)

Dalle urla dei bambini che si rincontrano dopo lunghi mesi di Dad alle urla dei bambini che chiedono perché non possono dormire in santa pace con tutto quel frastuono delle bombe.  E che dire della metropolitana che torna a riempirsi dopo mesi di lockdown, la stessa metro che è ora rifugio per migliaia di ucraini spaventati.

Siamo proprio bravi a complicarci la vita, se non è la Natura siamo noi, perché c’è chi finirà sottoterra avendo conquistato in vita onore e Nazioni e chi morirà sottoterra avendo semplicemente fatto il proprio dovere. La guerra per un territorio è più facile della guerra contro se stessi e i propri demoni, difendere i propri interessi economici è ormai l’aspetto prioritario che calpesta ogni afflato umanitario.

Non ci sarà mai abbastanza volontariato, perché il volontario è l’unico che ancora agisce col cuore, il resto è una massa di economi guerrafondai che si stanno e ci stanno scavando la fossa con le loro stesse mani.

E mentre pensiamo che la pandemia stia quasi mollando il colpo, giriamo canale e ci travolge la guerra, in attesa della prossima schifezza che l’essere umano sarà sicuramente in grado di compiere.

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