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Medicina

RICCHI DI SALUTE O SALUTE PER RICCHI?

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Art 32 della Costituzione, una disposizione di una semplicità disarmante ma è altresì disarmante pensare come la salute possa essere prerogativa da ricchi.

Il Covid ha spalancato le porte su una realtà consolidata, fatta di lunghe attese, favoritismi, strutture fatiscenti, ma anche di impotenza, false speranze, mere illusioni. Ha evidenziato forbici ampissime tra Nord e Sud, ha fatto cadere a molti le braccia, come si può infatti parlare di prevenzione di fronte a tutte queste disuguaglianze?

Si parla di sanità integrativa contrapposta a quella necessaria, con numeri da brivido: secondo i risultati di una Ricerca Rbm-Censis sarebbero ben 9 milioni gli italiani, poveri e impoveriti, che per ragioni economiche non hanno più accesso alle prestazioni sanitarie necessarie.

E che dire poi dei tagli alla sanità, sempre più drastici e dolorosi anche perché spesso fatti in silenzio?

Siamo tutti sulla stessa spiaggia o forse no. Perché c’è chi può permettersi di spostarsi in pellegrinaggi della salute in ospedali e chi no, chi può acquistare un “pacchetto vaccino” e chi invece deve aspettare pazientemente il proprio “povero” turno.

“Salviamoci tutti”, è il grido unanime, pronunciato addirittura dal segretario generale delle Nazioni Unite e da Papa Francesco, ma anche i vaccini nascondono interessi economici, nei contratti non rispettati, nelle forniture costose o modificate senza preavviso.

I soldi fanno la felicità? No, sicuramente, ma fa comodo averli e le persone più ricche, secondo studi consolidati, vivrebbero circa 9 anni in più rispetto alle più povere. Ricchezza significa migliore istruzione, migliore alimentazione ma anche migliore assistenza sanitaria.

Ma il Covid e i virus in generale colpiscono laddove vi è più difficoltà, nel mare delle disuguaglianze. Condizioni di lavoro avverse, disoccupazione, accesso minore a servizi e beni essenziali quali acqua e cibo, abitazioni non sicure o fatiscenti, ansia, stress, sono tante le cause di esposizione.

In generale anche il territorio può proteggere una comunità, per questo le minoranze etniche possono essere maggiormente colpite. E che dire poi della contrapposizione tra l’isolamento e il sovraffollamento? Emarginati, senzatetto, carcerati o realtà ad alta densità, tutto inserito nel calderone delle cause che acuiscono l’esposizione a malattie.

Ma non è tutto negativo, perché l’Italia ha una delle speranze di vita più alta dell’area Ocse. Basterebbero interventi mirati e anche cogliere ( e non è una provocazione) questa catastrofe sanitaria come occasione per migliorare e perfezionarsi. 

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