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I SENZATETTO, I SENZADIGNITÀ E IL SENSO DELLA VITA DA MARCIAPIEDE

“Sono tutti uguali, poveri, ignoranti ed emarginati, chissà che avranno fatto per ritrovarsi lì a bordo strada, saranno pieni di debiti, aridi con gli affetti, forse alcuni se lo sono anche meritato”.

Ecco a voi il pensiero dell’italiano medio o meglio medio dell’italiano tendente al basso, ecco a voi il pensiero di chi non si ferma un attimo a conoscerli, non solo ad aiutarli perché, badate bene, alla stragrande maggioranza dei cosiddetti clochard serve ascolto e calore e non un piatto di pasta calda.

I senzatetto non muoiono di fame e ci mancherebbe altro, nessuno deve permettere che un fratello non abbia un po’ di cibo da mettere sotto i denti. Ci sono tantissime associazioni che forniscono il bere e il mangiare in giro per le città e a qualsiasi ora.

I senzatetto possono invece morire di freddo, quello delle stagioni invernali perché non bastano le coperte fornite dai volontari quando stai fermo, sdraiato su un cartone o peggio adagiato su un gradino gelido.

Possono morire di freddo, è più frequente di quanto pensiamo, muoiono anche per l’assenza di calore umano perché tutti, anche il più burbero e solitario, hanno bisogno di carezze, di voci, di confronti.

Mettiamo in chiaro una cosa: i senzatetto non sono affatto di bassa estrazione sociale, in ogni caso non più delle persone che un tetto sopra la testa lo hanno. Trovi uomini che sono finiti là perché la moglie gli ha tolto tutto, ex professori, chi è stato licenziato in tronco, in generale una serie di persone che hanno avuto delle difficoltà con la società. Colpa loro? Talvolta, ma quasi sempre  c’è una grossa corresponsabilità di altre persone, delle istituzioni, della famiglia.

Ci sono donne che sono state abbandonate dalla loro famiglia e che per dignità mai riuscirebbero a fare un passo indietro, eh sì perché tra i senzatetto trovi anche tanta dignità che a volte sfocia in ostinazione. C’è chi è stato emarginato dalla società e mantiene la schiena dritta, rifiutando a volte qualsiasi aiuto perché “vuole farcela da solo”. C’è chi si fa aiutare ma non vuole un tetto sopra la testa, ha imparato a conoscere la strada, preferisce essere un nomade, non dipendere da nessuno, non accettare la carità. C’è chi non vuole accettare l’aiuto di chi precedentemente lo ha affossato, chi piange in silenzio ma davanti a te sfodera un gran sorriso stentato, chi ti intrattiene con dissertazioni filosofiche e chi ha ormai perso il lume della ragione.

(da: pixabay.com)

C’è chi non lavora più e chi va avanti con qualche lavoretto, chi ti manda a quel paese perché vuole decidere lui quando e se parlare, chi non ti molla più, chi ha una fede esasperata e chi l’ha ormai persa, tendenzialmente in loro ritrovi grande coerenza, quella che fai fatica a reperire nel mondo dei “normali”.

Forse anche per questo li trovi più spesso abbracciati ad un cane che ad un essere umano, quasi si privano di mangiare per fornire un boccone al loro animale peloso, per loro esiste solo l’amico a quattro zampe, quanto male devono aver ricevuto dai loro pari?

Ecco, prima di parlare di senzatetto forse dovremmo farci tutti un bell’esame di coscienza, soprattutto molti “senzadignità”, profumati, eleganti, su caldi letti e divani ma con un’anima vuota, così lontani da un senso della vita spesso molto più compreso nei pressi di un marciapiede.

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