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LA MORTE DI GINO STRADA: TRA CELEBRAZIONE E POLEMICA

Il fondatore di Emergency si è spento in Normandia, a Rouen il 13 agosto scorso.

Nato a Sesto San Giovanni e laureato in medicina e chirurgia presso l’Università Statale di Milano nel 1978, si specializza in medicina d’urgenza e dal 1988 al 1994 collabora con il Comitato Internazionale della Croce Rossa in zone colpite da conflitti, come l’Afghanistan, Pakistan, Etiopia, Perù, Somalia. Da questa esperienza deriva poi la decisione di fondare insieme alla prima moglie Teresa, Emergency, con la costruzione di ospedali e lavoro di primo soccorso in 18 Paesi, fino al riconoscimento come partner delle Nazioni Unite – Dipartimento di Pubblica Informazione, nel 2006. Nel 2015 riceve il premio Nobel alternativo, il Right Livelihood Award.

Una vita dedicata alla cura del prossimo, alla medicina come missione, all’umanità come unica arma contro la guerra. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel ricordare il medico ed esprimere il proprio cordoglio alla famiglia, afferma: “Gino Strada ha recato le ragioni della vita dove la guerra voleva imporre violenza e morte”. E se c’era qualcosa che Strada odiava davvero era proprio la guerra. La guerra che, affermava, non ristabilisce i diritti umani, la guerra che non finisce con la pace, che non libera le donne. Secondo lui questa è una favola, quella raccontata dai giornali e dalle televisioni; la verità è che la guerra è solo guerra, si dichiara al nemico e la pace non è mai il suo scopo.

 E l’ha odiata fino all’ultimo giorno, perché, nonostante fosse molto malato, prima di morire Gino Strada ha rivolto il suo pensiero all’Afghanistan e commentato “Così ho visto morire Kabul”, riferendosi all’attuale situazione che imperversa nel Paese, e che è precipitata dopo la sua morte.

(da: Emergency.it)

A pochi giorni dalla scomparsa del fondatore di Emergency, non mancano le polemiche di stampo politico, che neanche la morte è riuscita a fermare.

Un consigliere di Fratelli d’Italia al Municipio VIII Medio Levante del Comune di Genova, ha commentato la morte di Gino Strada con un post, che riportava l’espressione: “Uno di meno”. Il PD di Genova ne ha chiesto immediatamente le dimissioni. Non si tratta dell’unico caso, perché sempre in Liguria, nel comune di Cogoleto, un altro consigliere ha dovuto chiedere le dimissioni, dopo aver pubblicato in un post: “Bruci all’inferno”.

Ma le inutili polemiche non hanno la forza delle parole di Cecilia Strada, la figlia di Gino e di Teresa Sarti che nel giorno della morte di suo padre è a lavoro, è con la ResQ – People saving people a salvare vite. “è quello che mi hanno insegnato mio padre e mia madre” afferma a quanti le scrivono addolorati, e che le esprimono la propria vicinanza. Così, la priorità di Emergency in questo momento è l’Afghanistan, in cui medici e infermieri sono rimasti a prestare il proprio aiuto, anche dopo l’ingresso dei talebani a Kabul, affermando: “Gino avrebbe voluto che ci occupassimo di questo”.

Ed ora è tempo che Gino Strada torni a casa, che si riposi dopo una vita ricca, piena di battaglie e soddisfazioni, di amore dato e ricevuto da un intero mondo di “ultimi” e non solo, di umanità vera. È morto povero, senza molti beni materiali, ma lasciando un’eredità davvero immensa, un lascito diverso e molto più significativo.

A Milano e nella sua casa, a Sesto San Giovanni, lo aspettano per accoglierlo con il calore di una famiglia. Nei prossimi giorni, probabilmente giovedì o venerdì, la salma verrà riportata in Italia; la procedura ha subito dei ritardi a causa del Ferragosto e della burocrazia necessaria per il trasporto dall’estero. La camera ardente sarà probabilmente allestita a Milano nella sede di Emergency.

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