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OGGI 29 SETTEMBRE E’ LA GIORNATA MONDIALE CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE

Per la decima edizione la FAO lancia un appello a enti pubblici e privati perché si attivino maggiormente accanto ai privati cittadini in questa battaglia. A livello mondiale l’Onu calcola che in un anno siano state buttate 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. Uno spreco che genera 3,3 miliardi di tonnellate di Co2, consumo di acqua pari a 250 chilometri quadrati e di suolo pari a 1,4 miliardi di ettari.
di Cristiana Freguglia

Nella lotta allo spreco alimentare, uniti si vince. Oggi si celebra l’edizione 2023 della Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle perdite e gli sprechi alimentari. Per l’occasione, la FAO lancia un appello a enti pubblici e privati perché si attivino maggiormente accanto ai privati cittadini in questa battaglia. Si stima che, a livello mondiale, il 13% del cibo vada perso nella catena di approvvigionamento, ossia dal periodo successivo al raccolto e prima della vendita al dettaglio, e un ulteriore 17% venga sprecato nella distribuzione, in famiglia e nei servizi di ristorazione.

In un contesto caratterizzato da maggiori costi e difficoltà nella produzione del cibo e dalla sperequazione nella distribuzione, la FAOsottolinea come tutti debbano fare la loro parte per ridurre lo spreco: i privati cittadini nelle loro case, o quando mangiano al ristorante, e le organizzazioni collettive – enti pubblici, privati e aziende – nella loro scelte quotidiane, dalla gestione delle mense a quella dei pranzi di dipendenti e collaboratori. 

Planeat.eco, la startup partita nel marzo 2020 per combattere lo spreco alimentare – proponendo kit di ingredienti freschi, lavati, pesati e porzionati per famiglie e single, pronti per realizzare piatti senza spreco – che si rivolge a famiglie e ad aziende (con piatti pronti per le pause pranzo aziendali), ha calcolato l’impatto ambientale dei propri consumatori, in termini di risparmio di cibo e risorse (Co2, acqua, suolo).

Sono 42 le tonnellate di cibo complessivamente “salvate” dal 2020 quando l’azienda è nata, per un totale di 30 aziende e 1300 famiglie servite e quasi 900 mila tra porzioni di piatti pronti e ingredienti per ricette. I dipendenti delle aziende clienti – tra le altreAstraZeneca, Galbusera, Marvell e SeaVision – hanno contribuito per quasi 17 tonnellate: in termini figurati l’equivalente, rispettivamente di 5 e 3,5 elefanti.

106 invece le tonnellate di CO2 risparmiate, pari a 1370 viaggi Milano Napoli in auto (a benzina) se si calcolano tutti i clienti; e 41 contando “solo” quelle risparmiate dai dipendenti delle aziende clienti in circa due anni (il servizio aziende di Planeat è partito a metà 2021). E ancora: 25 milioni i litri di acqua complessivi risparmiati, pari a 10 piscine olimpioniche, di cui 9,5 milioni dai clienti aziendali. Se si misura il terreno risparmiato si raggiungono 460 mila mq – come 64 campi da calcio – e 180 mila mq contando quelli risparmiati dalle sole aziende.

Dati puntualmente rendicontati da Planeat alle società clienti e, a loro volta, utili per compilare il bilancio di sostenibilità che, secondo gli obiettivi di Agenda 2030, diventerà obbligatorio per le aziende oltre i 250 dipendenti. Ed indipendentemente dagli standard seguiti per la compilazione del bilancio, alle aziende verrà richiesto di certificare l’intera catena di approvvigionamento, tra cui i fornitori di pasti aziendali.

Programmando ed evitando lo spreco si risparmia: una famiglia di 4 mangia con 350 euro al mese

L’Osservatorio Planeat.eco ha inoltre analizzato 7.000 ordini di 400 famiglie (Milano, Monza e Brianza e Pavia il bacino preso in esame) in un arco di 6 mesi, evidenziando come pianificazione e attenzione allo spreco si traducono anche in risparmio. Sia per la startup che offre il servizio – che acquista solo le quantità di materia prima necessaria a realizzare kit e piatti ordinati evitando sprechi a monte – sia per il cliente finale che beneficia dei minori costi di produzione dell’azienda. Per un carrello composto da frutta, verdura, pasta, sughi, formaggi, salumi, focacce e dolci al 70%, carne al 25% e pesce al 15%, una famiglia di 4 persone spende circa 350 euro al mese salvando dalla pattumiera 70 kg di cibo all’anno.

Dice Nicola Lamberti, fondatore di Planeat.eco«Dare il nostro contributo per provare a salvare “un mondo malato in cui non è possibile continuare a fingersi sani” è la mission di Planeat.eco che ha tra i suoi valori fondanti la massimizzazione del bene comune. Il nostro track record di informatici e ingegneri ci ha permesso di mettere a punto un sistema regolato al millimetro per gestire il processo di approvvigionamento, preparazione e distribuzione scegliendo materie prime di ottima qualità, a prezzi e condizioni rispettose per i nostri fornitori: nulla viene acquistato in più e nulla sprecato. Il risparmio che ne deriva si traduce in prezzi molto accessibili per i nostri clienti» prosegue Lamberti «Come soci e azionisti abbiamo poi scelto di sacrificare una piccola percentuale dei nostri margini per contribuire a contenere il prezzo di vendita ai clienti e raggiungere il maggior numero di persone per contribuire il più possibile all’obiettivo di lotta allo spreco».

 Come viene calcolato il risparmio di Co2, terreno e acqua

La premessa che sta alla base del modello di risparmio messo a punto da Planeat.eco è che tutto il cibo acquistato tramite la piattaforma non viene sprecato. Questo perché tramite la prenotazione in anticipo dei pasti aziendali si riesce a comprare esattamente la quantità di materie prime necessaria, senza nessuna eccedenza, e perché gli ingredienti forniti alle famiglie per cucinare le ricette vendute su planeat sono già nella esatta quantità necessaria per il numero di porzioni acquistate. L’analisi, realizzata in collaborazione con il dipartimento Economics and Management dell’Università di Pavia, calcola l’impatto positivo del modello Planeat sul pianeta. Partendo dai dati ufficiali della Fao, per cui nel mondo si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno e che questo spreco genera una produzione in eccesso di 3,3 miliardi di tonnellate di Co2, un consumo inutile di acqua pari a 250 chilometri quadrati, e un consumo di suolo pari a 1,4 miliardi di ettari di terreno, Planeat.eco ha fatto una fotografia in positivo di questo scenario da cui, calcolando il numero di pasti serviti dalla startup in questi anni, derivano i numeri descritti nel paragrafo precedente (106tonnellate di CO2 in meno diffuse nell’ambiente, 25 milioni di litri d’acqua non sprecati e 460 mila mq di terreno risparmiati).

Come funziona Planeat.eco

Nata nel 2020, periodo che aveva più che mai evidenziato l’urgenza di un nuovo approccio verso il pianeta e le sue risorse, Planeat.eco propone a famiglie, single e aziende la possibilità di fare la spesa alimentare e di pianificare i pasti acquistando ingredienti di qualità, freschi e preparati nelle esatte dosi per comporre le ricette, quindi senza sprechi e dispersioni (grazie a una tecnologia in grado di tracciare le abitudini di ciascun cliente, le quantità di ingredienti vengono ribilanciate per evitare sprechi). Estremamente modulare e flessibile, Planeat.eco offre agli utenti la possibilità di comporre menù a scelta sul portale, per il numero desiderato di giorni (per più settimane di seguito, o una ogni tanto) ricevendo poi a domicilio i kit di ingredienti freschi. Tra le 400 proposte sul portale si trovano piatti della tradizione ma anche vegetariani e vegani, studiati da un biologo nutrizionista per offrire miglior bilanciamento nutrizionale.

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