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Cinema

FILM ‘LA SCUOLA CATTOLICA’ VIETATO AI MINORI: LA LINEA SOTTILE TRA PROTEZIONE E CENSURA

Tratto dall’omonimo libro di Edoardo Albinati, il film riapre la polemica sulla revisione cinematografica.

Il 7 ottobre scorso esce in tutte le sale italiane ‘La scuola cattolica’, per la regia di Stefano Mordini; presentato fuori concorso alla 78° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nel cast figurano nomi come Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Benedetta Porcaroli.


Mordini s’ispira liberamente all’omonimo romanzo di Edoardo Albinati – vincitore del Premio Strega nel 2016 – la trama, infatti, si muove attorno a un atroce fatto di cronaca, noto ai più come il ‘massacro del Circeo’, che ha scosso l’opinione pubblica.

Tutto accade a San Felice di Circeo (Lazio) nel 1975. Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, ragazzi appartenenti a prestigiose famiglie romane, rapiscono e seviziano due giovani amiche: Donatella Colasanti, di 17 anni, e la diciannovenne Rosaria Lopez che perde la vita.

Il film in questi giorni è al centro di polemiche e malcontenti per la decisione della Commissione di Revisione Cinematografica di vietarne la visione ai minori di 18 anni.

Una decisione che non è stata presa bene da cast e produzione e che ha scatenato l’ira degli spettatori.

A spiegare la scelta del divieto, ci pensa Alberto Farina, membro della III Commissione di Revisione Cinematografica, che nel suo blog riporta la motivazione – non condivisa dallo stesso – fornita dalla Commissione:
…) Il film presenta una narrazione filmica che ha come suo punto centrale la sostanziale equiparazione della vittima e del carnefice. In particolare i protagonisti della vicenda pur partendo da situazioni sociali diverse, finiscono per apparire tutti incapaci di comprendere la situazione in cui si trovano coinvolti. Questa lettura che appare dalle immagini, assai violente negli ultimi venti minuti, viene preceduta nella prima parte del film, da una scena in cui un professore, soffermandosi su un dipinto in cui Cristo viene flagellato, fornisce assieme ai ragazzi, tra i quali gli omicidi del Circeo, un’interpretazione in cui gli stessi, Gesù Cristo e i flagellanti vengono sostanzialmente messi sullo stesso piano. (…)”.

Insieme alla violenza degli ultimi venti minuti di film – e a questo proposito Farina sottolinea che i dettagli più spregevoli sono solo evocati –  la Commissione condanna anche l’equiparazione della vittima al carnefice. Ma la lettura, come spiega anche Alberto, è del tutto sbagliata. Lì dove si percepisce ‘equiparazione’, c’è invece lo stimolo alla riflessione sul bene e sul male che come le facce della stessa medaglia esistono e si definiscono vicendevolmente; al singolo individuo poi la scelta di mostrare solo una delle facce.

Per molti, però, la linea sottile – quasi invisibile – che separa la protezione dei minori dalla censura è stata ormai tracciata, perdendo l’occasione di offrire alle nuove generazioni opportunità di riflessione e crescita.

Ne ‘La scuola cattolica’, religione, violenza, cambiamenti sociali di un’Italia che appare ormai lontana, eppure per certi versi ancora vicina, sono la base di considerazioni fondamentali che partendo da eventi realmente accaduti riecheggiano ancora nei giorni nostri.

Celare le bruttezze agli occhi dei giovanissimi spesso è un’arma a doppio taglio. Si rischia, infatti, di negare loro la possibilità di apprendere la coesistenza del Bene e del Male; di capire, nel pieno della loro sensibile fase di vita, la responsabilità di scelta.

E le polemiche non finiscono qui. L’attenzione ora è rivolta anche a Dario Franceschini, il ministro è chiamato, infatti, a rispondere della presenza continua, e attiva, di una Commissione di Revisione che non rispetta la promessa di abolizione della ‘censura’ cinematografica fatta nell’aprile scorso.

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