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Musica

666: QUANDO SALVADOR DALÌ INCONTRÒ GLI APHRODITE’S CHILD

Dopo i successi degli anni ‘60, la band greca finì improvvisamente all’interno di una tempesta musicale che coinvolse anche Salvador Dalí. Questa è la storia di 666, il concept apocalittico degli Aphrodite’s Child.

La leggenda della musica del diavolo che incontra Belzebù non conosce limiti alla provvidenza!

Sono stati analizzati i dischi delle più grandi rock band della storia: dai Beatles ai Beach Boys, da Santana ai Led Zeppelin fino a Beyoncé e Lady Gaga, i simboli, i messaggi o accidentali riferimenti alla “bestia” sono stati pianificati con il solo intento di sconvolgere e attrarre un pubblico sempre più vasto e suscettibile. 

C’è però una storia sulla quale non si indagò molto, ma che verso la fine degli anni ’60 coinvolse uno dei più geniali, surreali e controversi artisti e uno delle band più apprezzate di quel momento; Salvador Dalì e gli Aphrodite’s Child. 

Due mondi agli antipodi che si uniscono quando il primo rimane affascinato da 666, che segna inevitabilmente la svolta e il destino del quartetto ellenico.

Le stravaganze di Salvador Dalí, unico artista ad essersi autoproclamato “genio” sono una parte fondamentale della letteratura che viaggia intorno al maestro del surrealismo. Una delle più famose racconta di come Dalì fosse solito portare con se un tronchetto di legno, perché riteneva che scacciasse le cavallette, per le quali aveva una profonda fobia.

Altra stranezza dell’artista pare fosse di mangiare farfalle, per il loro presunto potere allucinogeno.

L’elenco è davvero lungo ma il culmine della “follia daliniana” fu il tentativo di una possibile “apocalisse” pilotata dal maestro e che avrebbe coinvolto degli artisti completamente agli antipodi dalla sua eccentricità; la band greca degli Aphrodite’s Child e un disco molto emblematico dal titolo “666” uscito nel 1972.

Il gruppo del compositore Vangelis Papathanassiou, del paroliere Costas Ferris e dell’indimenticabile voce di Demis Roussos, s’inserì all’interno della scena Beat europea e americana, influenzando profondamente il panorama della Popular Music, strizzando l’occhio alla psichedelia e al rock sinfonico. Con 666 la band prese una strada diversa, passando dall’avanguardia sperimentale a un progressive esoterico, dando vita a un concept album ispirato al Nuovo Testamento, e presumibilmente nell’Apocalisse di San Giovanni, dove il bene e il male si contendono il destino sull’umanità, sotto il cosiddetto numero della Bestia.

Ferris in esilio a Parigi, durante la dittatura dei colonelli, per scrivere i testi seguì una tecnica che venne da lui stesso ribattezzata “rompicapo temporale” e che narra  di un circo, in cui acrobati e animali si esibiscono in uno spettacolo a tema apocalittico; tutto questo mentre fuori dal tendone imperversa il Giorno del Giudizio. Così, mentre gli spettatori pensano che sia tutta una messa in scena, una voce narrante comprende ciò che sta succedendo diventando sempre più isterica, mentre la musica si fa sempre più tensiva e altisonante.

Il progetto entusiasmò talmente Dalí che egli ideò uno show promozionale secondo i canoni della sua eccentrica e sconvolgente megalomania.  Il cosiddetto ‘happening’ avrebbe dovuto tenersi a Barcellona con un gruppo di pastori del luogo che avrebbero testimoniato in seguito l’evento. riferire a tutti gli altri le meraviglie a cui avevano assistito. A un certo punto una parata di soldati in divisa nazista avrebbe dovuto marciare, mentre degli altoparlanti disseminati per le strade avrebbero diffuso il disco per 24 ore.

In seguito un centinaio di cigni in volo sulla Sagrada Familia sarebbero stati fatti esplodere da dei candelotti di dinamite cuciti sulla pancia. Nel frattempo una flotta di aerei della marina avrebbe dovuto sfrecciare nel cielo, lanciando pupazzi a forma di ippopotami, balene e arcivescovi armati di ombrello.

Nella Spagna che stava per uscire dalla dittatura franchista, una performance del genere avrebbe suscitato un pandemonio sociale e politico di bibliche (è il caso di dirlo) proporzioni, ma la potenza di un’opera al tempo stesso anarchica e apocalittica, pubblicata lo stesso giorno di JESUS CHRIST SUPERSTAR, sta proprio nel connubio e nella sinergia tra universo post-romantico e metamorfosi surrealista dell’immagine, quando diventa suono e simbolo di un mondo e i miti che in esso si concretizzano.

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