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Musica

LA LEGGENDA DI CHARLES MINGUS IN UN GRAPHIC NOVEL

Mingus è il nuovo lavoro firmato Massarotto/Squaz, prodotto da Coconino Press e Fandango per raccontare lo straordinario contrabbassista americano.

Un istrione delle scale modali!

Se c’è un musicista nel 900, e ce ne sono tanti, che ha lasciato un marchio sottopelle nella decostruzione vibratoria della musica contemporanea, quello è Charles Mingus. Un genio anche un genio “pazzo e arrabbiato” come lui stesso era solito descriversi, il grande contrabbassista ed ex trombettista americano rappresenta uno dei più saldi di congiunzione tra swing e sperimentazione armonica, ma anche tra musica e politica.

Il pregiudizio e l’intolleranza, specie nei confronti del cosiddetto meticciato, sia da parte dei bianchi sia dei neri, divenne la forza trainante che spinse un giovane musicista di Nogales in Arizona a sfidare le convenzioni musicali e gli stereotipi di genere, all’interno di un ambiente molto settario, mostrando le potenzialità di uno strumento, anch’egli molto sottovalutato nel jazz, com’era il contrabbasso; un po’ come Hendrix alla chitarra e Pastorius al basso.

Non c’è mai stata forse una vera riflessione sull’identità di un musicista tanto complesso, ma la sua intemperanza e la presenza imponente tanto sulle partiture quanto sul palco avrebbe dovuto rilevare i tratti di una personalità multipla e spietatamente sincera, dalla quale assorbire didascalicamente tutti gli aspetti di un linguaggio musicale rivoluzionario ed esplosivo ancora oggi.

Da questi aspetti sono partiti lo scrittore Flavio Massarutto e il disegnatore Pasquale Todisco, in arte Squaz, che al grande jazzista hanno dedicato un graphic novel.

Mingus, questo è il nome, appena uscito per Coconino Press/Fandango, racconta in maniera non conforme, la tormentata e altrettanto avventurosa vita di Charles, dagli inizi della sua carriera come sassofonista insieme a Buddy Collette al passaggio al contrabbasso con Red Gallagher.

Le immagini scorrono veloci come pattern modali e virtuosismi strumentali mentre raccontano la collaborazione mancata con John Cassavetes e il rapporto tormentato con il sassofonista e fiatista Eric Dolphy. La vita e la musica si incrociano e si dissociano come ellissi danzanti sulle note di “The Black Saint and the Sinner Lady, per giungere metaforicamente sulle note di Fables of Faubus, il brano di accusa al famigerato governatore dell’Arkansas Orval E. Faubus che, nel 1957, promulgò l’istanza contro l’integrazione razziale nelle scuole di Little Rock, provocando scontri e l’intervento della Guardia Nazionale.

C’è anche il Mingus più intimo e fragile, quello ricoverato all’Ospedale Psichiatrico Bellevue dopo la morte di Dolphy. Ciò che emerge è la sorprendente umanità di un musicista fra la penombra di un tavolo al bar e i momenti di visionarietà che danno forza all’arte di un rivoluzionario provocatore che ha saputo andare oltre il rigore contrappuntistico dell’improvvisazione, in nome di una fantasia viscerale, forse estrema, ma che rende tutto il fascino dell’esperienza di questi personaggi; forse meno reboanti rispetto alle tradizionali rock star, ma con la pancia ben sospesa tra memoria, realtà e immaginazione.

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