Per generazioni, il primo lavoro è stato il luogo nel quale imparare: svolgere compiti semplici, affiancare colleghi più esperti e acquisire gradualmente autonomia. Oggi, però, molte di quelle attività possono essere eseguite dall’intelligenza artificiale in pochi secondi.
Preparare una presentazione, riassumere documenti, organizzare dati, scrivere una prima bozza o rispondere alle richieste più comuni sono mansioni spesso affidate ai giovani appena entrati in azienda. Proprio per questo cresce una domanda: se l’IA svolge i compiti destinati ai principianti, come faranno i ragazzi a maturare esperienza?
Meno spazio per i lavori d’ingresso
Le posizioni più esposte non sono necessariamente quelle altamente specializzate, ma soprattutto le attività amministrative, documentali e di supporto caratterizzate da procedure ripetitive.
Uno studio dell’INAPP evidenzia che queste professioni risultano maggiormente interessate dalla trasformazione tecnologica. Ciò non significa che verranno automaticamente eliminate: in molti casi l’intelligenza artificiale può affiancare il lavoratore, aumentarne la produttività e modificare le mansioni invece di sostituirlo completamente. INAPP
Il rischio, però, riguarda il percorso di ingresso. Se un’impresa automatizza le attività più semplici, potrebbe aver bisogno di meno persone inesperte e cercare candidati capaci di produrre valore fin dal primo giorno.
Conoscere l’IA non è più un vantaggio accessorio
La familiarità con gli strumenti digitali sta rapidamente diventando un requisito professionale. Secondo Lightcast, nel 2025 in Italia sono state pubblicate circa 46 mila offerte di lavoro nelle quali venivano richieste competenze legate all’intelligenza artificiale. La loro quota è passata dallo 0,71% del 2024 all’1,37% del 2025, quasi raddoppiando in un anno. Lightcast
Non serve necessariamente diventare programmatori. Per molti lavori sarà importante saper utilizzare l’IA per cercare informazioni, elaborare dati, creare contenuti e automatizzare alcune procedure. Ma servirà anche verificare i risultati, riconoscere gli errori e proteggere le informazioni riservate.
Saper porre una domanda a ChatGPT, da solo, non rappresenta una competenza professionale completa. Il valore nasce dalla capacità di comprendere il problema, giudicare la risposta e assumersi la responsabilità del risultato finale.
L’esperienza umana rimane decisiva
L’intelligenza artificiale può produrre rapidamente testi e analisi, ma non sostituisce facilmente tutte le capacità umane. Comunicazione, creatività, affidabilità, empatia, pensiero critico e gestione delle relazioni continuano a essere fondamentali.
Un giovane capace di combinare queste qualità con un uso consapevole della tecnologia può diventare più competitivo, non meno. Anche EURES, il portale europeo per il lavoro, sottolinea come la rivoluzione dell’IA possa aprire nuovi percorsi professionali ai giovani, purché siano preparati a sviluppare competenze adeguate. EURES
Il futuro potrebbe quindi non essere una sfida tra persone e macchine, ma tra chi sa lavorare con l’intelligenza artificiale e chi non ha avuto l’opportunità di imparare a farlo.
Il compito di scuola, università e imprese
Non si può chiedere ai giovani di affrontare questa trasformazione da soli. Scuole e università dovrebbero insegnare un utilizzo concreto e critico dell’IA, evitando sia il divieto assoluto sia l’uso indiscriminato.
Anche le aziende hanno una responsabilità. Pretendere candidati già completamente formati, senza investire nell’apprendimento, rischia di eliminare proprio quei percorsi attraverso i quali si costruiscono i professionisti di domani.
L’intelligenza artificiale non sta necessariamente cancellando il lavoro dei giovani, ma sta certamente modificando la porta attraverso cui vi si accede. Il vero pericolo è che questa porta diventi più stretta per chi non possiede competenze digitali o non può permettersi una formazione adeguata.
La sfida sarà garantire a tutti la possibilità di imparare. Perché il rischio maggiore non è essere sostituiti dall’intelligenza artificiale, ma trovarsi impreparati a lavorare insieme a essa.










