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Musica

FRANCO BATTIATO È TORNATO A CASA, GRAZIE MAESTRO!

Quando un artista come Franco Battiato, ci abitua spingere la nostra curiosità oltre la personalità e “violando” le sacre sinfonie del tempo, tutto diventa esperienza; tutto diventa nuova ambizione alla conoscenza.

(Ritratto di Lelio Bonaccorso)

Forse è anche per questo che risulta sempre più difficile accettare che il corpo fisico si mostri per ciò che è, ossia temporaneo.

Infinita però è la sua vita, oltre il tempo e lo spazio: No time no space, another race of vibrations!

La notizia del suo passaggio è diventata purtroppo una realtà alla quale ci si era preparati, da quando nel 2017 dovette interrompere l’ultimo tour a causa di un incidente domestico, al quale seguì un lungo periodo di degenza dal quale non si è più ripreso; ma non ci prepara mai a tanto.

Che cosa ha spinto questo musicista, compositore, filosofo, regista e pittore a spingersi oltre i monti iblei di Ionia, alla volta di Milano per poi scoprire il mondo con gli occhi del mondo; da Berlino a Bagdad, da Konya a Kathmandu? Sarebbe impossibile trovare una risposta, perché ciò che muove l’animo assetato di scoperta attraversa le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce; con il privilegio di non farci invecchiare.

Franco Battiato è stato tanti musicisti e tante personalità: è stato l’arguto sperimentatore elettroacustico che nei primi anni ’70 cercava di spiegare a KarlHeinz Stockhausen che non era in grado di leggere neanche la notazione tradizionale, figuriamoci i grafici della partitura di Inori per mimo e orchestra.

Battiato esordì con un brano leggero come E’ l’amore, per poi affrontare la grande rivoluzione prog-psichedelica con Fetus, Pollution, Sulle Corde di Aries. Quando la necessità di comprendere i segreti dell’armonia tradizionale s’impossessa di lui, ecco che la ricerca sperimentale sul suono, sulla musica concreta e sulle vibrazioni, sarà lui a circondarsi di alcuni fra i più grandi maestri classici del suo tempo; Antonio Ballista che registrerà le risonanze del Do maggiore sul pianoforte per l’Egitto prima delle sabbie e soprattutto Giusto Pio con il quale firmerà le opere della sua seconda vita musicale, da Patriots a Mondi Lontanissimi.

Le vite musicali di Franco Battiato sono molteplici, ma saranno gli anni ’80 a dare piena forma al suo linguaggio musicale. Nasce un multiverso sensoriale, dove il pop e il rock incontrano il rinnovato amore per la forma sonata e il classicismo e dove la profondità spirituale ed esoterica, nutrendosi di filosofia e sacre scritture, predisporrà gli ingredienti di un linguaggio unico, per molti sopra le righe o distaccato dalle umane vicissitudini, per altri perfettamente integrato nelle dinamiche interiori della natura del mondo. Battiato è stato l’unico compositore a elaborare l’insegnamento di Gurdjieff e Rumi, per avvicinarlo al tema dell’amore e della società, unendo Cherubini e John Cage ai Rolling Stones, con una naturalezza che oggi risulterebbe quasi inaudita.

E questo è ciò che traghetta la terza vita musicale di Battiato, quella di Genesi, Gilgamesh, Messa Arcaica, il Cavaliere dell’Intelletto e Telesio; ossia l’opera lirica e il teatro musicale e la completa esplorazione linguistica di un percorso iniziato anni prima su un magnetofono e un VCS3 e conclusa oggi con tesoro musicale senza precedenti, da cui attingere.

La vita artistica di Battiato si è affacciata anche al cinema, con Perduto Amor, Musikanten e Niente è come sembra, ma anche alla pittura sotto il nome sufi di Süphan Barzani e per tutti coloro che ancora non hanno avuto modo di scoprire le tante sfumature di questo personaggio, resta la curiosità di andare consultare la sua discografia, il suo stile raffinato e meticoloso, ma soprattutto una personalità umile e solare che, fuggendo da ogni dogma essoterico, sapeva conciliare saggezza e spregiudicatezza nello stesso sguardo; quegli occhi grandi, neri e luminosi che irradiavano di luce tutta la sua presenza e chiunque abbia incontrato il suo sguardo. Battiato è stato il solo in Italia a essere riuscito a conciliare esigenze di musica colta e popolare, mettendo d’accordo visioni differenti, senza una naturale continuità, ma solo per il gusto di rischiare.

Grazie Maestro, anche solo per averci insegnato quanto è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.

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