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Ecosostenibilità

EMERGENZA GRANCHIO BLU

Alcune zone d’Italia, in particolare il tratto compreso tra le foci del Po, Comacchio e Sacca di Goro sono state invase dal granchio blu, un crostaceo molto grande, al punto che la larghezza del carapace del maschio, ovvero la sua corazza esterna, può superare i 23 centimetri.
di Cavanna Eliana

Foto di wurliburli da Pixabay

Nonostante le sue dimensioni non costituisce una minaccia per l’uomo, ma è pericolosissimo per cozze e vongole che divora con voracità. La presenza dei granchi blu in Italia è nota dai primi anni ’50, però è solo negli ultimi tempi che essi sono aumentati in modo esponenziale. Si ipotizza siano stati introdotti nel mare italiano attraverso le acque di zavorra delle navi mercantili che hanno consentito loro di introdursi all’interno del nostro habitat marino.

La situazione, oggi, è fuori controllo perché i granchi blu hanno dimostrato una notevole capacità di adattamento e di prolifezione in nuovi ambienti, la loro aggressività e la mancanza di predatori naturali hanno agevolato la rapida moltiplicazione, inoltre, nella zona del delta del Po hanno trovato negli allevamenti di cozze e vongole, il loro alimento preferito. In particolare, il granchio blu aggredisce le specie native per nutrirsi: divora molluschi, crostacei ed altri abitanti marini che rischiano di estinguersi. Questo squilibrio può determinare una riduzione delle risorse ittiche e compromettere la catena alimentare marina; inoltre, lungo la costa scava tane molto profonde che alterano gli habitat e compromettono la stabilità delle spiagge.   

Questa emergenza non produce i suoi effetti solo sull’ambiente, ma fa registrare il suo impatto negativo anche sull’economia: in particolare uno dei comparti più colpiti è la pesca, poichè i granchi blu danneggiano irrimediabilmente le reti.

Per contrastare questa situazione il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste il 1° agosto scorso ha stanziato 2,9 milioni di euro per regolamentarne la commmercializzazione; infatti, i pescatori delle zone particolarmente danneggiate sono disperati e, a causa dell’assenza di norme specifiche, preferiscono catturarli in massa e smaltirli in discarica.  Essendo però una specie commestibile l’azione del governo sembra, al contrario, rivolta ad incentivare i cittadini a consumare questi crostacei come alimento.

Sorge spontaneo a questo punto chiedersi se, davvero, per eliminare una specie invasiva come il granchio blu sia sufficiente iniziare ad inserirla nella nostra alimentazione e, a tal proposito, Gianluca Sarà, professore di Ecologia del dipartimento di Scienze della terra e del mare dell’Università di Palermo, ha sostenuto che <<Cercare di eradicare una specie invasiva come questa facendola entrare nella nostra dieta quotidiana è una soluzione che semplifica un problema molto complesso. Noi non sappiamo a che punto siamo della curva di invasione animale, se abbiamo raggiunto il classico plateau oppure se la sua densità è destinata ad aumentare. Senza questo tipo di dati è difficile programmare un intervento mirato ed efficace. Abbiamo dati sparuti, gli studi più attrezzati sono partiti solo pochi mesi fa ed è troppo presto per avere risultati soddisfacenti>>.  Al di là di queste considerazioni, Sarà concorda sul fatto che bisogna intervenire in fretta per arginare l’invasione dei granchi blu, che lo studioso ha definito <<una macchina da guerra>> per la voracità che li contraddistingue e i danni che essi causano agli ecosistemi in cui vivono. 

Al momento, quindi, sviluppare la pesca del granchio blu, per gli studiosi pare una strategia vincente, anche perché ha spiegato un ricercatore di Ispra, istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, <<Il granchio blu può avere diversi utilizzi, oltre a quello alimentare, perché il suo carapece è ricco di componenti come chitina e chitosano che possono essere usati nell’industria cosmetica e in quella farmacologica. Ma per sfruttare al massimo questa risorsa va sviluppata una filiera industriale che al momento non esiste>>.

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