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Musica

Il Boléro di Ravel: le ragioni di un capolavoro immortale

Perché, a distanza di quasi cento anni, il Boléro continua a suscitare fascino e polemiche tra musicisti e appassionati.

Era il 22 novembre 1928, quando una delle più famose e importanti composizioni della musica contemporanea vedeva la luce ad opera di uno dei più grandi e geniali compositori del ‘900: l’opera è il Boléro e l’autore è Maurice Ravel. Certamente è un po’ tardi per celebrare i 90 anni di questo capolavoro ma, a distanza di 92 anni è bene continuare a parlare di un brano che, tra lodi e polemiche ha lasciato un’impronta indelebile e una svolta semantica nel linguaggio musicale del XX secolo.  

Andata in scena all’Opéra Garnier di Parigi, inizialmente il Boléro doveva essere destinato al balletto. Il giovane Ravel l’aveva composto per Ida Rubinstein, danzatrice e celebrità della Parigi della belle époque, la quale aveva intenzione di portare in scena una danza con atmosfere iberiche. 

La rappresentazione ebbe un successo di pubblico, ma vi furono anche severe critiche: pare che una donna in platea diede del matto al compositore ma Ravel replicò sarcasticamente; “Signora lei ha capito l’opera”. 

Il motivo di tale shock emotivo in larga parte del pubblico era legato all’estrema essenzialità della partitura: quindici minuti, in tonalità di DO maggiore, occupati da soli due temi, ripetuti quasi in maniera estatica sopra una base ritmica quasi primitiva che arrivati all’apice della tensione armonica, chiude il brano passando da DO a Mi maggiore; unica variante tonale dell’opera. 

(da: wikipedia.com)

Bartòk sarà la componente essenziale della scuola russa. Ma la scelta di un genio dell’orchestrazione come Ravel, che ha rivoluzionato completamente Quadri di un’esposizione di Modest Mussorgskij e composto il Concerto per mano sinistra, per il pianista Paul Wittgennstein che perse la mano destra in guerra, non era stata compresa pienamente dal pubblico dell’epoca.

Fu lo stesso Rubinstein a chiedere a Ravel degli arrangiamenti per orchestra dedicati a una serie di brani per pianoforte composti dallo spagnolo Isaac Albéniz. Questi però erano già stati orchestrati e i diritti già presi: ma Albéniz, quando seppe dell’interesse di Ravel e sapendo la fama che lo precedeva, si dichiarò disponibile a cedere i diritti senza problemi.

Troppo tardi perché il musicista dei Pirenei aveva già realizzato il suo personale capolavoro con un tema ispirato al boléro, una danza tradizionale spagnola: si parte pianissimo, con un rullante che introduce la base ritmica. Già qui è possibile riscontrare due novità; una dinamica sottile per un tamburo molto squillante e la stessa natura delle percussioni da batteria che all’epoca non erano molto diffuse nell’orchestra.

Entrano in scena le viole e i violoncelli lo accompagnano in pizzicato mentre un flauto esegue per la prima volta il tema caratterizzato da una ritmica in ¾. 

Al terzo movimento entra in scena il fagotto il quale, basandosi su una scala diversa, esegue una scala minore armonica che richiama immediatamente atmosfere arabe. Dal clarinetto all’oboe, fino all’intera sezione di archi il Boléro cresce diventando sempre più imponente, e anche in questo fattore si notano molti elementi di commistione con la musica moderna, tra cui il jazz di cui Ravel era appassionato orchestrale.

Nel quadro di una partitura semplice, ciò che viene fuori è una forza vitale dell’orchestra che rende ben visibile le potenzialità delle dinamiche strumentali del tempo; tutto ciò reso indispensabile dalla bravura del direttore d’orchestra.

Non è un caso che il principale esecutore dell’opera fu Arturo Toscanini che la portò alla ribalta nel 1929 a New York e l’anno successivo a Parigi con la New York Philarmonic Orchestra. 

L’incontro tra i due pare non si concluse molto bene, perché Ravel, assistendo alla prima del Boléro a Parigi, noto che il direttore la eseguiva molto più veloce della sua versione ufficiale; elemento riscontrabile nelle registrazioni dell’epoca.

Toscanini ribadì che era l’unico modo per far funzionare il brano ma contribuì ulteriormente alla fama dell’opera, che si diffuse moltissimo non solo nelle sale da concerto ma anche sul vinile, proprio grazie alla sua durata relativamente breve.

Questo e tanto altro fa del Boléro un dei più grandi classico della musica contemporanea, ma anche simbolo della cultura popolare tanto da diventare colonna sonora di film e cartoni animati, oltre che nelle gare di pattinaggio artistico e nei saggi di danza di tutto il mondo.

Maurice Ravel volle dimostrare quante cose si possono fare con un’orchestra lavorando soltanto sulla gestione dell’intensità sonora e sull’aggiunta e sulla sottrazione degli strumenti e ancora oggi rimane un esempio trasversale su come imparare a comporre per l’orchestra. Ne sapeva bene anche Frank Zappa di cui è celebre una sua esecuzione, a tempo di reggae, ma con l’utilizzo delle stesse dinamiche e intrecci melodici dell’orchestra tradizionale, servendosi di strumenti elettronici.

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