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Musica

Il mondo sommerso della musica, prima, durante e dopo il coronavirus Parte II

Insegnare la musica; una missione o una vocazione?

Il blocco forzato della musica dal vivo, a causa della pandemia da coronavirus, farà sentire il suo impatto violento fra pochi mesi, quando i palchi estivi vedranno una stagione anomala e, il più delle volte priva di capitale umano. 

C’è chi pensa ai drive concert (chiamiamoli così), sulla falsa riga dei più noti drive in, i quali potrebbero tornare di moda; ma l’idea di ballare, pogare o muovere braccia di Smartphone accesi con la giusta distanza non sembra riscuotere molto successo.

Ad ogni modo il ruolo della musica dovrà ridefinire il quadro della situazione e a tal proposito bisognerà attivare le giuste strategie per dare a tutti una consapevolezza su diritti e doveri di ogni professione. Non è più tempo di rivendicare esperienze sul campo, né di giudicare crumiro, chi accetta un cachet in nero di 50 euro per una serata, ma mettere tutti nelle condizioni di fare rispettare le regole, i sacrifici e la professionalità acquisita.

L’attività concertistica muove diversi settori, dalla produzione alla distribuzione musicale; tutti settori che in questo momento non vivono solo di visualizzazioni su Youtube, Spotify e Instagram.

(da: pixabay.com)

Ma tutto questo universo probabilmente non esisterebbe se non esistessero le scuole di musica!

Ecco l’altro quarto settore sommerso della cultura italiana: associazioni e accademie, private e pubbliche, che spesso sopravvivono quasi esclusivamente grazie ai propri allievi. Anche questa realtà non è che prima vivesse di luce propria, ma ha visto sfiorire la sua linfa vitale, a causa del ritardo con il quale l’Italia ha dovuto affrontare l’emergenza lavorativa. Il telelavoro e la didattica on line ha visto un paese impreparato anche a gestire le nuove modalità di lavoro e ha cercato di adattarsi. Anche le scuole di musica, così come le altre scuole di arte hanno dovuto affrontare un percorso al quale non erano abituati e che ha causato ulteriori spese e perdite: munirsi delle attrezzature adeguate per le lezioni on line, affrontando però le perdite di numerosi allievi che non hanno accettato lo modalità a distanza, per scelta o per impossibilità.

In assenza di eventuali contributi pubblici, ci si augura che queste strutture possano essere sostenute da un rinato principio di solidarietà e mirate defiscalizzazioni. Si tratta di fare fronte a richieste non propagandistiche ma legate a un circolo che parte dalle bollette, all’affitto degli immobili, ma spesso s’incontra anche con le pretese surreali di molti che continuano a non considerare “lavoro”, la possibilità di continuare il rapporto tra insegnante e allievo, pur se dietro lo schermo di un tablet.

È necessario che la seconda e la terza fase della pandemia sia affrontata come una possibilità per scoprire nuove e alternative forme d’interazione e confronto fra conoscenze, che possano essere un valore aggiunto, non appena il paese tornerà a muoversi, cosicché  ogni settore, anche il più sommerso, non sia condannato a rimanere a galla, ma abbia un proprio timone e un proprio salvagente, perché la situazione, prima del corona virus, non era per niente buona e non deve ritornare ad essere come prima.

Ricordiamoci sempre che la musica, probabilmente salva meno vite, ma sicuramente ne migliora tante.

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