C’è una giovane promessa del calcio dilettantistico che sta facendo parlare molto di sé in questa stagione. Salvatore Adelfio nativo di Palermo classe 2007 un metro e 94 di altezza per 85 kg. Giocatore molto fisico, versatile, generoso abile nella manovra ma concreto negli inserimenti in area e nella capacità di trasformare in rete in qualsiasi situazione propizia. Le sue caratteristiche sono molto simili a Mauro Icardi, ex attaccante della squadra dell’Inter. Cresciuto da bambino nella scuola calcio del Cus Palermo ha avuto numerose esperienze nei campionati siciliani e ha gareggiato nelle giovanissimi nazionali del Pescara calcio under 16. Dalla stagione 2025/26 è diventato il giocatore simbolo del reparto offensivo del Terni FC, una società giovane che ha creduto subito nelle sue potenzialità e la cui mission è quella di investire molto sui giovani in un momento un cui in Italia c’è ne tanto bisogno.
Talento del calcio giovanile umbro, si sta facendo notare a suon di prestazioni di grande spessore soprattutto come grande realizzatore goleador. Ben 29 reti in pochi mesi di attività tra Campionato eccellenza under 19 e punto fermo nella Rappresentativa umbra che assembla i migliori giocatori giovani emergenti per le competizioni nazionali. Lo abbiamo intervistato.
Quali sono le tue caratteristiche di gioco?
“Ho iniziato a giocare a calcio fin da piccolo sulla strada. A 12 anni ho iniziato a giocare a livello agonistico in un club a Palermo, non avevo mai messo piede su un campo da calcio però una volta iniziato facevo gol ogni partita e da lì è nata questa passione, diciamo il voler far gol mi ha spronato più di tutto. Nonostante il fisico ho anche un’ottima velocità, a me piace saltare l’uomo attaccare la profondità e poi ovviamente stare in aria, ho fatto tanti ruoli, esterno trequartista play, ma ad oggi ho capito che mi esprimo al meglio come prima punta e le mie capacità di far gol e lavoro tanto per migliorarmi.”
Vieni dal sud, tanti sacrifici e tanta voglia di emergere..
“Si. Ho fatto tanti sacrifici ma so che ne dovrò fare ancora tanti. Non scorderò mai quando stavo in eccellenza a Gela a 15 anni e mi facevo la doccia nei tegamini perché non c’era acqua calda o quando nelle giovanili a Palermo prendevo 4 autobus al giorno per andare all’allenamento. Ho tanta voglia di emergere. La cosa più importante è la mia famiglia che non mi ha mai lasciato solo e mi ha sempre supportato anche nei momenti più difficili in assoluto”
Sei da appena alcuni mesi nella società Terni Fc e quest’anno ha realizzato ben 29 reti. Qual è il segreto?
“Credo sia stato importante la fiducia che mi ha dato la società dove sto giocando che fin dall’inizio del campionato mi ha messo in squadra affidandomi tutto il reparto offensivo. Purtroppo non è sempre così. Nella categoria in cui mi trovo le società guardano i propri interessi e fanno giocare sempre i giocatori più grandi, soprattutto nel mio ruolo. Questo impedisce di far emergere un ragazzo che può avere tante qualità ma rimane in panchina. Sono contento di giocare per questa società che mi ha dato la possibilità di fare emergere le mie potenzialità di realizzatore e di aver messo in mostra le mie caratteristiche attirando anche l’attenzione di club e osservatori.”

LA CRISI DELLA NAZIONALE ITALIANA E LA NECESSITA’ DI INVESTIRE SUI VIVAI GIOVANILI
Il calcio italiano è attualmente in profonda crisi dopo la debacle dei play-off di marzo. La sconfitta contro la Bosnia ed Erzegovina ha ufficialmente chiuso le porte della Nazionale italiana alla partecipazione al prossmo campionato mondiale di calcio che si disputerà a partire dall’11 giugno prossimo in Canada, Messico e Stati Uniti d’America. Una esclusione al terzo Mondiale consecutivo che brucia per i tanti sostenitori. E che impone una programmazione mirata che valorizzi i giovani calciatori italiani emergenti per costruire un nazionale che ritorni presto ad essere competitiva e vincente nel panorama internazionale
La crisi della Nazionale italiana affonda le radici in un sistema giovanile malato, ossessionato dal risultato e incapace di coltivare davvero il talento.
“In Italia commettiamo l’errore di chiedere subito i risultati anche ai ragazzi dei settori giovanili anziché lasciarli liberi di giocare e di sbagliare”. Sono le parole del tecnico della Roma Calcio Gian Piero Gasperini pronunciate quando ancora guidava l’Atalanta e che sono diventate un’amara fotografia di sistema.
Ma la radice del problema è ben più profonda e parte da un sistema che negli anni ha aperto le porte a giovani stranieri dediti al sacrificio e dalla voglia di emergere sacrificando i giovani italiani.
Il risultato è un’intera generazione di calciatori italiani che non sa più giocare sotto pressione, che fatica a leggere il gioco, che arriva alla prima squadra senza essere davvero cresciuto. E così, mentre l’Italia affonda, le formazioni giovanili dei club vengono riempite da stranieri e i talenti autoctoni scompaiono dai radar. I numeri sono chiari: nella Serie A attuale, la percentuale di giovani italiani titolari è ai minimi storici. E i pochi talenti che emergono, spesso, sono costretti a cercare spazio all’estero.
“In Italia – diceva ancora il tecnico Gasperini – sui vivai sbagliamo. I club professionistici sono diversi dai dilettanti perché scelgono i ragazzi di una spanna più alti. Così non escono campioni e le prime squadre sono zeppe di stranieri.Al Barcellona, invece, a parte il giovane campione Yamal che è un fenomeno, i giovani sono ragazzi normali anche fisicamente. In Spagna rispettano le caratteristiche di un popolo mediterraneo privilegiando la tecnica”.












