Per molti studenti l’intelligenza artificiale è ormai una presenza quotidiana, utilizzata per studiare, chiarire un dubbio e, sempre più spesso, raccontare problemi personali.
A fotografare il fenomeno è l’indagine nazionale “Io e l’Intelligenza Artificiale”, promossa da INDIRE e dal Festival dell’Innovazione Scolastica. La rilevazione, svolta tra marzo e giugno 2026, ha coinvolto 5.342 studenti delle scuole secondarie. Il 94% dichiara di usare l’IA almeno occasionalmente e il 62% con frequenza settimanale o quotidiana.
A scuola il suo impiego è già esteso: l’84% la utilizza nello studio e il 76,5% ritiene che aiuti a comprendere e imparare più rapidamente. Italiano, lingue straniere, matematica e scienze sono le materie in cui compare maggiormente. Eppure il 44% teme che possa creare dipendenza e ridurre la capacità di “pensare con la propria testa”.
Il dato più delicato riguarda la sfera personale. Il 53% degli intervistati si è rivolto almeno una volta a un chatbot per sfogarsi o affrontare un problema. Le ragazze mostrano quasi il doppio delle probabilità di farlo rispetto ai ragazzi; il comportamento è inoltre più presente tra gli studenti più giovani.
Parlare con una macchina può sembrare più facile: è sempre disponibile, non interrompe e non giudica. Ma un chatbot non prova empatia, non conosce davvero la persona e può fornire risposte inesatte o inadeguate, soprattutto davanti a una fragilità psicologica. C’è poi il rischio che il “confidente digitale” riduca il dialogo con amici, familiari, insegnanti o professionisti.
Anche la fiducia merita attenzione. Il 76% degli studenti si fida delle risposte ricevute, mentre il 62% afferma di controllarle attraverso altre fonti. La familiarità con la tecnologia, quindi, non coincide necessariamente con la capacità di riconoscerne errori e limiti.
Vietare l’IA non sarebbe realistico. La vera sfida è educare i ragazzi a utilizzarla con consapevolezza, insegnando a verificare le risposte, proteggere i dati personali e riconoscere quando occorre rivolgersi a una persona.
L’intelligenza artificiale può essere un valido supporto, ma non deve sostituire il pensiero critico né le relazioni umane. Soprattutto quando, dall’altra parte dello schermo, c’è un ragazzo che sta chiedendo aiuto.