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Scuola

ABBANDONO SCOLASTICO E COMPORTAMENTI A RISCHIO

Abbandono scolastico, comportamenti a rischio bullismo e cyberbullismo, disturbi alimentari, sono alcuni
dei disagi che colpiscono gli adolescenti di oggi.

L’Italia è tra le peggiori d’Europa per abbandoni: lasciano la scuola superiore e la formazione professionale prima del tempo il 17% degli studenti, contro la media europea del 12%. Il trend è migliorato ma troppo lentamente rispetto all’obiettivo di stare sotto il 10% entro il 2022.

Negli ultimi quindici anni sono stati circa  tre milioni i ragazzi che hanno abbandonato la scuola superiore o la scuola di formazione professionale.

Un fenomeno preoccupante per i diritti dei ragazzi, per la loro coesione e per lo stesso sviluppo del Paese.

A caccia di emozioni forti: alcool e sfida del pericolo

Crescono i comportamenti a rischio, soprattutto tra i giovanissimi.. Accanto al consumo massiccio di alcool in poche ore, il cosiddetto binge drinking si affiancano altri comportamenti trasgressivi ed estremi come l’eyeballing, che consiste nel versare superalcoolici ad altissima gradazione negli occhi, il balconing, in cui i ragazzi si sfidano a saltare nel vuoto da un balcone all’altro, fino al ghost riding o al car surfing, in cui l’automobile si trasforma in un mezzo per lo sballo, abbandonando lo sterzo quando la vettura è  lanciata a forte velocità o salendo al volo sul tetto.

Ma cosa spinge molti giovani verso il rischio e la ricerca di queste sensazioni forti?

Secondo molti studi  psicoterapeuti i giovani sono condizionati da un’immaturità che è legata non solo all’età ma anche ad uno stadio di alcune parti del cervello che non sono ancora sviluppate definitivamente. Quindi un ragazzo non ragiona come un adulto. A ciò si aggiunga il rapporto che l’adolescente ha con il rischio: dominato dalla ricerca della ricompensa e del piacere immediato.

Una via per il benessere  degli adolescenti è aiutarli a riconoscere i propri stati affettivi, in modo che riescano a mantenere un equilibrio psicologico, fisico e sociale.

La comparsa del cyberbullismo attraverso i social media

Il cyberbullismo sta diventando una vera e propria emergenza. Secondo un gruppo di ricercatori dell’università di Montreal ne è vittima un adolescente su cinque.

 Ricerche di Eurispes e Telefono Azzurro affermano che un ragazzo su quattro ha trovato on line falsità o fotografie che lo hanno imbarazzato. In molti casi, in queste circostanze, i ragazzi vivono gravi ripercussioni sulla vita sociale, sulle prestazioni scolastiche e sull’umore, fino a pensare, non trovando altre soluzioni e conforto nei pari o in adulti fidati, di togliersi la vita. L’associazione milanese “Stop al bullismo” conferma che il 60% degli studenti italiani tra gli undici e i quattordici anni ritiene che per un bullo sia più facile attaccare attraverso web o social network.

D’altra parte la rete è ormai un ambiente nel quale i giovani si muovono liberamente e, spesso inconsapevolmente, si espongono a rischi. <<Le ferite del cyberbullying sono terribilmente profonde e dolorose in questo mondo digitale che noi adulti spesso crediamo essere solo virtuale , ma che è del tutto reale per i nostri ragazzi, che siano vittime, persecutori o osservatori partecipanti>> sostiene Serena Valorzi, psicologa e psicoterapeuta.

Anoressia: può iniziare già a otto anni e colpisce anche i maschi

In Italia, circa tre milioni di persone soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Sebbene il picco si raggiunga nell’età adolescenziale (tra i 13 e i 17 anni), l’età di esordio negli ultimi anni è diventata sempre più precoce, fino a comparire già all’età di otto anni.

Anoressia e bulimia sono disturbi psichiatrici complessi e pertanto difficili da curare; spesso chi ne soffre non ammette di avere un problema e quando riesce a farlo  non sempre sceglie di affidarsi alle cure.

Secondo le ultime stime del Cidap ( Centro Italiano Disturbi Alimentari Psicogeni), solo il 40% delle ragazze anoressiche o bulimiche ne è consapevole e ammette di avere un cattivo rapporto con il cibo e, di queste appena il 5% decide di intraprendere un percorso terapeutico. Anche se questa problematica è considerata prevalentemente femminile, negli ultimi tempi si è registrato un aumento tra i maschi: negli ultimi cinque anni ogni dieci nuovi casi due sono soggetti maschili

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