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Scuola

Ad amare la natura si inizia fin da piccoli

Con l’inizio del nuovo anno, molti genitori si chiederanno quale percorso educativo sia il migliore per la propria prole. Vivendo in una città, rapportarsi alla naturalezza che s’incontra è sicuramente un’esperienza unica nel suo genere.

Lo stretto rapporto con la natura ha un duplice valore. Come scriveva Rousseau l’educazione deve essere naturale, sottolineando l’importanza di uno sviluppo secondo natura, ovvero tenendo in considerazione l’evoluzione psicologica del fanciullo, opponendosi a qualsiasi forzatura da parte dei docenti e degli educatori. Rousseau è anche colui che formulò il mito del buon selvaggio, sostenendo che l’uomo prima di divenire crudele in virtù di quell’imprescindibile legame con la società fosse un animale buono con pensieri pacifici. Allo stesso modo i bambini ai suoi occhi risultano buoni fino a quando nella crescita non entrano in contatto con la società e la cultura. Un pensiero affascinante il suo: vivere secondo natura significa vivere in una condizione di uguaglianza e libertà. Il discorso poi sicuramente si può ampliare, mettendo in luce anche la possibilità di iniziare ad amare la natura stessa fin da piccoli rimanendo a contatto con essa. L’adulto di domani è il bambino del presente. Dando valore alla sostenibilità ambientale, l’unica salvezza per l’uomo, si deve incoraggiare una crescita che si armonizzi con il creato. L’adattamento d’altra parte è un passaggio evolutivo che ci appartiene e oggi più che in passato è da valorizzare, affinché l’essere umano non sia padrone del mondo ma coabitatore. 

L’asilo nel bosco, un modo per crescere liberi e uguali

Un’esperienza di cui s’intende molto bene Eliana Rochetti che ha dato vita nel 2016 all’asilo nel bosco, all’interno della cascina Sant’Ambrogio di Milano. I bambini devono avere l’opportunità di stringere amicizia e conoscere il ciclo vitale degli animali, «sia selvatici che “addomesticati”, – svela l’ideatrice – da formiche, ragni, lumache e vermi, a uccellini, pesci, gatti, cani…»  Altresì incoraggia «Il bambino nella libera scoperta degli altri esseri viventi attorno a sé e a interagire con essi, ad averne cura. Abbiamo avuto la possibilità di ospitare conigli e caprette e di allevare delle galline». Un curioso viaggio il suo all’interno di un’infanzia da cui non si ha fretta di fuggire, tra passeggiate all’insegna della scoperta, del gioco libero, legato alle condizioni atmosferiche, manipolando il fango, specchiandosi nelle pozzanghere, correndo sull’erba fresca, saltando sulle balle di fieno, creando con materiali naturali, perché tutto ciò che serve per essere felici è questo, oltre alle storie della fantasia che vengono «lette, raccontate e giocate.»

Considerando la vita di tutti i giorni, solamente se conosci una realtà del genere è possibile accorgersi che le costrizioni del contesto urbano possono limitare la vita dei ragazzi. «Soprattutto nei contesti cittadini, i bambini spesso si trovano a vivere in spazi chiusi e limitati (le strade piene di gente e di traffico, i parchetti piccoli e recintati spesso circondati da macchine, ecc.) – spiega Eliana – in cui la libertà di movimento viene continuamente ostacolata e gli stimoli che si presentano loro sono talmente numerosi e affollati da impedire il pensiero creativo, la scoperta lenta, il movimento libero, il tempo della curiosità. Crescere in una scuola votata al fuori, alla relazione e alla semplicità è per noi un primo passo in questo percorso.»

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